Architecture

MILANO ARCH WEEK: A CHAT WITH ANDREA BOSCHETTI, METROGRAMMA

Giu 14, 2017 admin

MILANO FUTURA E LE GRANDI TRASFORMAZIONI URBANE. ANDREA BOSCHETTI CI RACCONTA DEI TEMI CALDI TRATTATI DURANTE LA MILANO ARCH WEEK

Una settimana molto vivace questa per la città meneghina, animata dal 12 al 18 giugno da Milano Arch Week, la prestigiosa kermesse di architettura, promossa dal Comune di Milano, dal Politecnico e dalla Triennale, con la direzione artistica di Stefano Boeri.

Conferenze, dibattiti, convegni, concerti, visite guidate (anche in scooter) per scoprire la bellezza architettonica di questa città. Noi abbiamo incontrato uno dei protagonisti della Milano Arch Week, Andrea Boschetti dello studio Metrogramma che parteciperà a due talk. Il primo con Stefano Boeri, giovedì 15 presso lo showroom Lualdi (via Foro Buonaparte, 74), il secondo venerdì 16 al Salone d’Onore della Triennale sul tema delle Grandi Trasformazioni Urbane. Chiediamogli qualche anticipazione…

Due appuntamenti specifici durante la Milano Arch Week. Milano Futura: da visione a realtà. Cerchiamo di capire in che situazione si trova Milano. Cosa è già stato fatto e cosa ancora si può fare e soprattutto come lo si può fare.

Il titolo dice molto di quello che sarà la discussione. Tra visione e realtà c’è uno spazio che necessariamente va colmato. La prima fase del mio lavoro sul PGT (Piano di Governo del territorio) è del 2008, portato avanti fino al 2011. Poi è passato alla giunta Pisapia. Il documento del piano è del 2011 ed è rimasto praticamente invariato.

Sono numerosi i temi del Piano che di fatto si stanno dibattendo con molta enfasi in città: gli ambiti di trasformazione, gli scali ferroviari, le aree dismesse, lo studio sulla mobilità, la Circle Line

Sono contento che se ne discuta. Di fatto però c’è un gap di 7/8 anni. Non è colpa di Milano, né delle governance (talvolta sì). Ma questa distanza è una distanza fisiologica tra la visione e la realtà. Il problema è proprio qui: mentre la città è molto veloce nei cambiamenti e nelle sue richieste e i cittadini sono molto rapidi ad avere nuove necessità e nuovi bisogni, la risposta tecnico-urbanistica è assai più lunga.

Poi c’è il tempo tecnico dell’attuazione dei progetti: si parla di un lavoro da qui ai prossimi 15/20 anni. Ecco questo sarà il cuore della discussione tra me e Stefano Boeri giovedì. Come possiamo colmare questa distanza tecnica oggi? Attraverso strumenti, strategie, modalità di intervento dell’assetto istituzionale amministrativo…

La cosa positiva è che in questi anni Milano, anche grazie a una buona politica, è cambiata nell’immaginario europeo e politico. Si è trasformata proprio nei luoghi considerati negativi: prima mancavano ciclabili, oggi ce ne sono, prima non c’erano luoghi di comunicazione e scambio collettivo, non c’erano piazze condivise e oggi per fortuna sì. C’è stata una buona politica sullo spazio pubblico. Questo ha permesso di cambiare la città, forse più che le nuove costruzioni, i nuovi edifici o le architetture.

Milano oggi ha bisogno di una forte ristrutturazione della sua mobilità pubblica, per troppo tempo si è parlato di Circle Line e ancora non è stata attuata. Mi rendo conto che tre quarti della Circle Line esiste già. C’è tutta l’area a ovest di San Siro che è la parte mancante, ma una semi Circle Line coprirebbe già luoghi poco serviti, poco valorizzati. Penso a tutto il sistema Nord che non ha una linea di attraversamento pubblico tangenziale: bisogna arrivare al Duomo per poi tornare sù.

Tante cose sono state fatte, ma tanto c’è da fare. Non sono per la critica e basta, riconosco anche i punti di forza di questa città, per esempio l’attenzione al traffico, l’Ecopass ha cambiato sicuramente il volto della città.

Secondo appuntamento al Salone d’Onore in Triennale al tavolo delle Grandi Trasformazioni Urbane. Di cosa parlerà nello specifico?

È un tema molto collegato al precedente, la cosa che va detta senza abbandonarsi a facili slogan, è che le grandi trasformazioni urbane necessitano di una grande quantità di denaro.

Pensiamo a tutte le aree da bonificare, tutti questi spazi hanno bisogno di grandi finanziamenti di soldi pubblici o privati. Anche i privati devono mettere mano al portafoglio, il tema dei soldi è un tema con cui non si scherza. Durante i tempi del PGT lo abbiamo affrontato seriamente cercando di fare una giusta bilancia tra i costi necessari e la quantità immobiliare necessaria per ripagarsi quei costi e lasciare un margine. Avevamo fatto sugli scali ferroviari una seria valutazione dei costi-benefici. Poi come l’operatore arrangia il progetto è un processo tutto da fare, può essere partecipativo o no. Ma il mio dubbio è… avranno tenuto conto di queste considerazioni?

Di questo mi piacerebbe discuterne.

 Da Milano, lo studio Metrogramma si è diffuso in altri sedi, dove?

Dopo il PGT ho deciso di allontanarmi da Milano e ho aperto una società che si chiama Metrogramma Mosca. Ho allentato la mia occupazione al ’servizio pubblico’ dove vieni pagato pochissimo e sono tornato a occuparmi di architettura anche privata. Ho ripreso l’ossigeno necessario per un nuovo respiro. Poi ho aperto uno studio anche a New York. Abbiamo anche una sede distaccata di Milano a Doha, ma non è una società.

Vari altri studi nel mondo sono legati al nostro principale cliente privato che è Luxury Living Engineering, il cui dipartimento contract è ubicato a Londra e che si occupa di progetti chiavi in mano. Con loro abbiamo fatto un accordo per cui in ogni sede dove c’è un ufficio ci sono 1 o 2 nostri architetti. Per cui a Londra c’è una persona, così come a Miami e Dubai…

Quindi considerando le tre principali sedi Milano, Mosca e New York, che aggettivi ti vengono in mente per ciascuna di queste città. Come le confronteresti?

Mosca è in fervida trasformazione, questo è anche ciò che aveva destato di più il mio interesse quando mi trasferii. È incredibile come si stia trasformando. Due settimane fa, la città all’interno del secondo anello era un cantiere ovunque. Hanno aperto un cantiere di un’estensione paragonabile a 4 volte Milano per mettere a posto tutte le pavimentazioni delle strade.

Per quanto riguarda i parchi, quando arrivai là 4 anni fa c’era il Gorkij Park (quest’anno è stato nominato il parco numero uno al mondo, ha superato Central Park) e gli altri erano minori. Oggi è un fiorire di parchi per esempio quello vicino al Cremlino, dove ci ha lavorato lo studio di Diller Escofidio.

New York è una città molto più rassicurante di quello che uno si immagina. A New York caschi sempre in piedi. Qualsiasi cosa ti capiti di fare, anche un progetto che non è nelle tue corde, la città ti mette sempre nelle condizioni di avere un contesto giusto, ti agevola, ti mette nelle condizioni adatte. È sempre bella, accogliente, in questo senso è rassicurante. È una sicurezza. Poi è una città internazionale, senza etnia, è la globalizzazione riuscita.

Milano secondo me è una città potenziale. Una potenzialità con il più grande margine rispetto a tutte le città europee… intendo margine di capacità di trasformazione. Milano è la più bella città in trasformazione in Europa. Abbiamo ancora 8 o 9 aree potenziali.

Quindi la più stimolante?

Lo è. Bisogna sempre capire chi guida questi processi, quali sono le dinamiche interne anche quelle di più basso profilo.

 Quali progetti il tuo studio ha sviluppato a Milano e di quali si occuperà in futuro?

Abbiamo appena finito la prima fase del centro commerciale Scalo Milano (in foto). Sono circa 300 negozi, sono appena stati completati 140/150 negozi. Lo Scalo è un progetto molto particolare. È stato fatto un concorso a inviti privati che ci siamo aggiudicati. Il concorso fu fatto nel momento in cui il proprietario, volendo portarsi all’interno tutto il mondo del Design (via Durini), ha iniziato a fare una piccola indagine nel mondo del design. Così si sono convinti che era necessario fare un’operazione di restyling e noi ci siamo aggiudicati il progetto. Invece che scardinare completamente la struttura, l’abbiamo mantenuta e l’abbiamo completamente rivestita, come si fa come un abito di sartoria, ponendo attenzione agli spazi pubblici e quindi investendo più sugli spazi aperti e sulle pavimentazioni, rispetto alle facciate dei negozi. Abbiamo dato forza ai collegamenti con la metro (è l’ultima fermata del passante). In più ci saranno altri servizi, come una scuola di formazione che metterà in comunicazione gli studenti con i negozi.

Porta Romana, uno degli scali, è un altro importante progetto. Dopo il piano ci fu chiesto di fare un ragionamento proprio perché Beni Stabili stava costruendo con Citterio lo sviluppo di via Ortles, Symbiosis, il nuovo distretto uffici. Sulla testa c’è il Museo Prada, dall’altra parte piazzale Lodi.

Metrogramma si occupò per Citterio e Beni Stabili di costruire la comunicazione del collegamento del quartiere Ortles con la città. Abbiamo studiato il tema del Blue Stream, questo percorso pedonale e ciclabile (immaginato con una pavimentazione blu) che da via Ortles arriva quasi al Parco Sud e che passa dalla Fondazione Prada, da Symbiosis ecc.. attraversa lo scalo di Porta Romana con un ponte verde. Vedremo se andrà avanti…

Altro progetto importante start up è sull’asse di Forlanini, dove c’è il cantiere della metropolitana. È un’area molto più importante di quello che sembra. Di fatto è la porta del Parco Forlanini, si tratta dell’unico grande varco. Nella nostra idea progettuale c’è l’intento di creare strutture che abbiano a che fare con lo sport e che servano da motore per avviare un progetto di importante trasformazione per tutte le aree del parco interno dove oggi ci sono numerosi campi nomadi… Questa è un’area straordinaria, si tratta della punta del Parco Sud che si inserisce nell’area centrale di Milano.

Il Parco Sud è un altro tema divertente da affrontare, lo chiamiamo parco, ma di parco ha pochissimo. Sarebbe il più grande parco d’Europa. E qui scatta ancora la potenzialità di Milano…

www.milanoarchweek.eu