Il libro traccia il percorso di Alchimia, movimento che rivoluzionò il design 40 anni fa, e del suo fondatore Alessandro Guerriero

Per un libro è un titolo decisamente provocatorio ‘Alessandro Guerriero: al diavolo Alchimia!’ (a cura di Cintya Concari e Roberto Marcatti, H2O Edizioni) ma lo è almeno quanto è stato dirompente per il design il movimento Alchimia, negli Anni ’70.

Come gruppo Alchimia compie 40 anni e il volume illustrato racconta le idee e il percorso culturale del carismatico Guerriero, che aveva raccolto attorno a sé architetti e designer come Alessandro Mendini, Franco Raggi, Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Riccardo Dalisi oltre che artisti, grafici e stilisti, realizzando ardite e fantastiche sperimentazioni spesso controcorrente.

Alessandro Guerriero, che si autodefinisce “non-architetto”, fonda Alchimia con la sorella Adriana nel 1976, costituendo per la prima volta una équipe di progettisti/produttori. Nel Manifesto teorico del gruppo, Alessandro Mendini scrive che scopo di Alchimia è “indagare nei grandi spazi liberi esistenti” fra le regole delle discipline e ancora, per Alchimia “vale l’ipotesi che debbano convivere metodi di ideazione e di produzione confusi, dove possano mescolarsi artigianato, industria, informatica, tecniche e materiali attuali e inattuali”.

Poliedrico e geniale, Compasso d’Oro 1982, Guerriero ha fondato riviste (OLLO Rivista senza Messaggio, è del 1988) è stato scenografo e il suo animo fortemente solidale lo ha portato a operare nelle carceri e a proseguire attualmente con importanti progetti charity alla Triennale di Milano. Ha fondato Domus Academy, il laboratorio didattico Futurarium di Ravenna, la scuola gratuita Tam Tam ed è stato presidente di Naba, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. (Giulia Bruno)

Foto:

  • Il libro ‘Alessandro Guerriero: al diavolo Alchimia’, presentato all’ADI a Milano
  • Da sinistra: Alessandro Guerriero, Roberto Marcatti e Cintya Concari, co-curatori del libro
  • Dal libro: progetto di fontana di Alessandro Guerriero