A City Life è pronta a svettare la terza torre, progetto di Daniel Libeskind intervistato da Design Diffusion

Denominato sin dalle prime fasi di progettazione il Curvo, per la sua forma che si sviluppa come un prisma ed è parte di una sfera, che idealmente abbraccia la piazza Tre Torri (ad oggi la più grande area pedonale di Milano). La struttura della torre si svilupperà in 175 metri d’altezza e 31 piani. Al vertice, completerà la torre la Corona, ampio volume vetrato dall’andamento sferico che completerà il concept architettonico del volume, ispirato a una cupola rinascimentale.

Daniel Libeskind, archistar polacco-statunitense, ha spiegato a Design Diffusion:

“Il progetto è iniziato molto tempo fa, nel 2004, e dopo un concorso per aggiudicarsi il masterplan generale, vinsi io. Mi sono occupato di capire come organizzare l’intero spazio. Sin dall’inizio, abbiamo lavorato su un certo equilibrio, necessario per poter far coesistere nella stessa piazza centrale tre torri completamente diverse tra loro, anche se in forte connessione. (ndr: gli altri due grattacieli sono stati infatti ideati da Zaha Hadid e da Arata Isozaki, e sono già completati). Non è un discorso così scontato, le tre torri sono molto diverse tra loro, hanno i loro volumi e un rapporto con la luce completamente diverso, ma poi tra loro sono in equilibrio e relazione”.

 

Parlando del progetto architettonico, Libeskind descrive il suo grattacielo come una “torre in vetro. Anzi, una cupola in vetro. Mi sono ispirato a qualcosa di molto milanese, la Pietà Rondanini, con le sue curve e le sue forme morbide. La curvatura che ho utilizzato poi, è molto simile a quella presentata da Leonardo da Vinci nel suo progetto per la realizzazione del Duomo di Milano, poi mai preso in considerazione e mai costruito”.

All’interno, la torre accoglierà entro il 2020 gli uffici della nuova sede milanese di PwC (PricewaterhouseCoopers Italia) il network internazionale di servizi professionali. Conclude Libeskind: “Ogni piano è diverso dall’altro, perché occupa uno spazio diverso rispetto a quello sottostante e sovrastante – continua l’architetto – Abbiamo dovuto lavorare per ottenere il massimo dell’efficienza e della funzionalità, utilizzando il meglio che la tecnologia potesse offrire. E’ un progetto che si è evoluto, che è migliorato nel tempo da quando ho iniziato, ed è diventato un esempio riuscito di sostenibilità in architettura. Non solo abbiamo pensato a come sfruttare l’energia del sole, ma abbiamo cercato di capire come rendere la torre bella e funzionale, come limitare l’impatto ambientale del volume sul territorio circostante, e questo ovviamente è il fulcro principale del progetto”.

[Text Valentina Dalla Costa]