Freespace è il tema che la Biennale di Architettura di Venezia sviluppa quest’anno, ecco come viene interpretato da 4 Partecipazioni Nazionali

Fino al 25 novembre 2018, a Venezia, l’architettura la fa da protagonista. Sono 63 le Partecipazioni nazionali ai Padiglioni dei Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia. L’invito da parte delle curatrici della Biennale 2018 (www.labiennale.org) Yvonne Farrell Shelley McNamara (Grafton Architects), era quello di “presentare a Venezia il proprio Freespace”.

Quest’anno inoltre ci sono 6 Nazioni new entry: Antigua & Barbuda, Arabia Saudita, Guatemala, Libano, Pakistan e Santa Sede (con un padiglione sull’Isola di San Giorgio Maggiore). Noi, tra i tanti, ne abbiamo selezionati alcuni: Gran Bretagna (che ha ricevuto una menzione speciale), Stati Uniti, Giappone e Francia.

I Giardini dall’alto durante i giorni della vernice 

Gran Bretagna, rifugio o esilio?

La menzione speciale è stata data alla Gran Bretagna (curata dal British Council) per la “proposta coraggiosa che utilizza il vuoto per creare uno ‘spazio libero‘ destinato a eventi e appropriazioni informali.” Ma non solo, ciò che offre la Gran Bretagna (il team di curatori è composto dallo studio Caruso St John Architects e dall’artista Marcus Taylor) è uno spazio Isola dove riflettere e sono tanti gli argomenti a cui si pensa mentre si sorseggia il tè (offerto ogni giorno alle 16.00): abbandono, ricostruzione, riparo, Brexit, isolamento…

I visitatori del Padiglione Britannico trovano l’edificio coperto da impalcature che sostengono una piattaforma di legno a livello del tetto. Lungo un lato della costruzione, una scala conduce a una piazza sopraelevata, un luogo di incontro o di relax. Il Padiglione vuoto ospita invece un programma di eventi, performance, installazioni e dibattiti legati al tema Freespace e alle idee stimolate da Isola.

La terrazza del Padiglione Gran Bretagna (© British Council, photos by Cultureshock Media)

Stati Uniti, cos’è la cittadinanza?

I curatori del Padiglione degli Stati Uniti – Niall Atkinson, Ann Lui, Mimi Zeiger – hanno invitato sette gruppi transdisciplinari, composti da architetti, architetti del paesaggio, teorici e artisti, ai quali è stato chiesto di confrontarsi con i possibili significati e le implicazioni architettoniche del concetto di cittadinanza, in base a diversi livelli dimensionali. Vengono esplorate sette scale spaziali per definire il senso di cittadinanza: Cittadino, Civitas, Regione, Nazione, Globo, Rete e Cosmo. Le opere utilizzano il design per esaminare problematicità sociali, politiche ed economiche contemporanee, tra le quali il significato di casa, il diritto a spazi pubblici, i diversi utilizzi dei monumenti civili, le dinamiche delle zone di confine e le condizioni di migrazione globale.

La parte del padiglione Stati Uniti inerente alla scala spaziale ‘Regione’

Giappone, osservazione diretta e partecipata

“Il Padiglione Giappone presenta una raccolta di 42 progetti da tutto il mondo realizzati negli ultimi 20 anni: design dettagliati, rappresentazioni spaziali delle attività, mappe di ibridi urbani e ampi studi di edilizia rurale e villaggi di pesca a seguito di disastri naturali, ideati da studi di architettura, design o artistici. Tutti concordi per un nuovo approccio del design “di, per, tra, attorno alla società, che definiamo Etnografia Architettonicaqueste le parole del team curatoriale Momoyo Kaijima, con Laurent Stalder e Yu Iseki per descrivere il Padiglione Giappone.

I visitatori, attraverso l’uso di grandi lenti di ingrandimento, binocoli o scale sono invitati a osservare i disegni appesi alle pareti. Diverse le azioni che devono compiere: scegliere un disegno, immergersi in esso, mettere in scena la vita con l’architettura, osservare le linee e gli spessori del disegno, guardare il disegno nel dettaglio, ma allontanarsi per vederlo nel suo insieme, usare una scala per avere un altro punto di vista, condividere le opinioni con gli altri visitatori e infine disegnare ed esprimersi liberamente.

Scale e lenti di ingrandimento per un’attenta osservazione al Padiglione Giappone

Francia, costruire edifici o creare luoghi?

I curatori del Padiglione Francia Nicola Delon, Julien Choppin, Sébastien Eymard-Encore Heureux hanno avuto a cuore la creatività della gente nel far rinascere spazi lasciati a loro stessi. Sono 10 i luoghi in questione: Le CentQuatre (Parigi), Hôtel Pasteur (Rennes), La Grande Halle (Colombelles), Les Ateliers Médicis (Clichy-sous-Bois-Montfermeil), La Friche la Belle de Mai (Marsiglia), Le Tri Postal (Avignone), Les Grands Voisins (Parigi), Le 6B (Saint-Denis), La Convention (Auch), La Ferme du Bonheur (Nanterre). Il titolo dell’esposizione ‘Infinite Places’ suggerisce la gamma delle possibilità aperte dagli artefici di questi luoghi e il senso dell’architettura: bisogna soltanto costruire degli edifici o cercare di creare dei luoghi?

Padiglione francese_Encore Heureux©Sophie Scher

[Text Paola Molteni]