La mostra Memphis Plastic Field è alla Fondazione Berengo (in parallelo alla Biennale): c’è ancora tanto da scoprire sullo spirito ribelle del movimento di Sottsass

Verrebbe da pensare: “Ma basta! Ancora stiamo qui a parlare di una mostra su Memphis?”. In effetti sì, del gruppo fondato da Ettore Sottsass nel 1981 a Milano, si è già detto tutto quello che si poteva dire, ci sono state rassegne, conferenze, libri, pubblicazioni.

Si potrebbe addirittura parlare di ‘trend’, di una corrente misteriosamente riportata in auge nell’ultimo periodo, osannata da giornalisti, critici, galleristi, e molto amata dal pubblico. Spesso ci si è soffermati però solo sull’apparenza, perdendo quasi del tutto lo spirito critico e l’approccio provocatorio del gruppo. E quindi è utile e interessante visitare la mostra Plastic Field curata da Jean Blanchaert e Adriano Berengo, aperta fino al 25 novembre 2018 alla Fondazione Berengo (www.fondazioneberengo.org) a Palazzo Franchetti, in concomitanza con la 16sima edizione della Biennale di Architettura di Venezia.

Oltre alla plastica e al laminato, materiali prediletti dal gruppo, una stanza è interamente dedicata al vetro, a testimonianza del grande impegno della Fondazione rispetto al vetro di Murano.

Ci troverete i pezzi iconici di Memphis, accompagnati da altri meno conosciuti. In mostra i lavori di Thomas Bley, Martine Bedin, Aldo Cibic, Alessandro Mendini, Javier Mariscal, Shiro Kuramata, Michael Graves, Massimo Iosa Ghini, Matteo Thun, Gerard Taylor, Masanori Umeda, George Sowden, Maria Sanchez, Marco Zanini e Marco Zanuso.

Curatori: Adriano Berengo e Jean Blanchaert, Photo credit Karolina Sobel, per gentile concessione della Fondazione Berengo

Il tutto, in forte contrasto con il fondale storico di Palazzo Franchetti, perfetta cornice per il percorso colorato che s’impone nello spazio esattamente nello stesso modo in cui Memphis si ribellava al gusto canonico e imperante della sua epoca, andando in contrasto con le mode, lasciando un’impronta indelebile nel panorama del design mondiale del tempo.

[Text Valentina Dalla Costa]