Shooting Venue: struttura temporanea per le Olimpiadi 2012 di Londra
Una realizzazione temporanea all’insegna della sostenibilità per le Olimpiadi 2012 di Londra, Shooting Venue progettato dai magma architecture si distingue per il suo carattere innovativo e le tonalità ludiche
Designata ad ospitare in tre momenti successivi (nel 1908, nel 1948 e nel 2012) i giochi olimpici rieditati nel 1896, Londra ha dovuto gestire ancora una volta il complesso rapporto fra organizzazione edilizia della manifestazione e pianificazione del tessuto
urbano esistente. Un tema già affrontato, secondo mutevoli strategie e differenti risultati, dalle diverse città che hanno ospitato l’evento in periodi precedenti: Montreal, Mosca, Los Angeles, Atlanta, Seoul, Sydney, Atene, Pechino. Del resto, la crescente
rilevanza che la manifestazione sportiva ha registrato negli anni per la crescita dell’interesse mediatico e il dilagare di ogni genere di turismo, fra cui anche quello legato agli sport, ha trasformato le olimpiadi in un ambito oggetto del desiderio da parte
della più importanti città del pianeta. Sullo sfondo di una globalizzazione economica e comunicativa, i giochi olimpici sembrano essere diventati occasione di una visibilità potenzialmente capace di innescare proficue ricadute immobiliari, occupazionali, turistiche,
da utilizzare come occasione di rilancio di settori in difficoltà o di recupero di zone urbane da riqualificare. Con risultati non sempre esaltanti: se Barcellona rappresenta un caso esemplare per trasformazioni che hanno aumentato la capacità attrattiva della
capitale catalana favorendo così la sua crescita economica o culturale, negative sono state le conseguenze in città come Montreal e Atene in cui la politica di grandeur ha lasciato un debito pubblico di vaste dimensioni senza effetti positivi su turismo e
occupazione. In effetti, uno dei problemi di fondo dei giochi olimpici è quello di essere fenomeno temporaneo che richiede infrastrutture non sempre utilizzabili in tempi successivi. Se gli edifici residenziali creano pochi problemi, come dimostra il villaggio
olimpico di Montreal diventato insediamento ormai incapace di soddisfare la domanda in crescita, qualche problema pongono invece le strutture sportive. Il celebre stadio a forma di nido, realizzato da Herzog et de Meuron a Pechino nel 2008, è una struttura
in pratica abbandonata che si può visitare solo occasionalmente alla stregua di un museo minore. Nel caso di Londra, insediamenti olimpici e riqualificazione urbana sono diventati occasione di rilancio dell’area dell’East London, territorio da più di trent’anni
oggetto di un acceso dibattito relativo alla sua riorganizzazione e da tempo oggetto di interventi di ammodernamento. Travagliate da una crisi economica che ha indebolito la presenza e l’apporto degli sponsor privati, le olimpiadi di Londra non brillano per
una qualificata galleria di architetture il cui livello risulta senza dubbio inferiore rispetto a quelle di Pechino. Le scelte relativa agli impianti e alle strutture di servizio hanno fatto riferimento ad una prudente strategia in cui architetture consolidate,
nuovi edifici, attrezzature provvisorie sono stati utilizzate per le competizioni sportive.
Fra le realizzazioni temporanee, emblematiche di una manifestazione promossa all’insegna della sostenibilità, vanno segnalati due edifici per lo sport potenzialmente riutilizzabili in altri luoghi e per altri scopi: la Basketball Arena, forse destinata a trasferirsi
nell’ambito delle olimpiadi di Rio del 1916; e la Shooting Venue, probabilmente ricollocata presso i Commonwealth Games di Glasgow del 2014. Una architettura, la Shooting Venue, senza dubbio riciclabile: per la semplice struttura a pilastri reticolari che
sostengono altrettanto reticolari travature da cui si dipartono supporti ad ombrello che irrigidiscono le aperture circolari conformate come gigantesche ventose sporgenti. Utilizzando 12.000 tonnellate di sbarre di acciaio e 18.000 mq di rivestimento in pvc
bianco, l’edificio è stato costruito in tempi record con un costo di 32 milioni di sterline.
Il progetto, caratterizzato dall’accostamento di tre padiglioni di dimensione diversa perché destinati a differenti specialità dello sport, è stato progetto dallo studio berlinese Magma Architecture fondato da Martin Ostermann e Lerna Kleinheinz, che al proprio
attivo conta alcuni concorsi di architettura e soprattutto realizzazioni di innovative installazioni e allestimenti espositivi. I lavori di Magma Architecture evidenziano l’interesse dello studio per le trasgressive formule della decostruzione progettuale,
secondo i modelli suggeriti dalle architetture di Zara Hadid, Daniel Libeskind, Peter Eisenmann, a cui si aggiunge una vocazione per il provvisorio e il transeunte sottolineato dal progetto londinese. La proposta per i giochi olimpici sembra tradurre alla
grande scala le più ridotte dimensioni del teatro mobile “pPod”, struttura per spettacoli smontabile predisposta dai Magma per la compagnia teatrale Bamboo di Manchester fin dal 2004-05. Del resto, forse in omaggio al contesto anglosassone, la Shooting Venue
ripropone le ludiche tonalità degli irrealizzati progetti del gruppo Archigram che negli anni ’60 furoreggiò in Inghilterra e nel mondo per le irriverenti proposte di edifici e città smontabili ispirati alla istantaneità scherzosa e alle stravaganze linguistiche
della pop-art. Tonalità fantascientifiche e aspirazioni interplanetarie contraddistinguono le lucide superfici delle Shooting Venues dove squillanti tonalità di colore (rosso, blu, arancione) sottolineano le aperture dei tre padiglioni secondo cromie uniformi
per ciascuno degli edifici uniformati dalle aperture a ventosa potenzialmente derivanti dalla esplosiva fuoriuscita di giganteschi proiettili. Significativo il contrasto fra la giocosità dell’intervento e la neoclassica seriosità degli Artillery Barracks di
Voolwich sullo sfondo, una costruzione in mattoni scuri della fine del XVIII sec. la cui solidità neoclassica contrasta con la provvisorietà del nuovo intervento. Del resto, secondo Peter Cook che del Gruppo Archigram è stato il principale animatore: “Questo
senso di compatibilità del nuovo (persino dello sperimentalmente “nuovo”) con l’antico è un carattere essenzialmente inglese”.