Spingere la realtà monotona della vita quotidiana verso una ‘assurdità poetica’ al fine di liberare la mente dai vincoli di usi e costumi e scatenare una polisemia attraente – formale, estetica ed emotiva – in cui il familiare e il diverso si uniscono e si sposano in un unicum multisfaccettato. Questa è la volontà della designer ed artista francese Aurelie Hoegy che, attraverso il suo metodo creativo e anticonvenzionale, sfida sempre i limiti – suoi ed altrui – del cosiddetto design contemporaneo, invitando ad andare oltre l’universo progettuale conosciuto grazie ad una visione fuori da ogni schema, mentale, visiva e creativa.

Troviamo questo assunto in MacGuffin, una lampada che si propone di sfidare il concetto di normalità: un paralume di lattice blu, e fino a qui tutto è nei limiti, collegato ad un singolo cavo lungo 700 metri, affermativo 700 metri… , è l’esempio lampante della non-convenzionalità di questo oggetto luminoso che sfida l’utente a relazionarsi con esso. Quando mai si utilizza una simile lampada? E come la si utilizza? La risposta – o le risposte – a tutti noi, che è possibile trovare solo tramite il rapporto ed il contatto esperienziale diretto con questo oggetto, che è un vero catalizzatore per sperimentare in modo spontaneo e con un pizzico di follia la realtà alquanto differente della funzione usuale della lampada MacGuffin.