Amo gli spazi aperti. E mi affascinano le nicchie. Questo fa di me una persona contraddittoria? Può darsi, ma dico subito che il termine “contraddizione” non ha, per me, un’accezione immediatamente negativa. Nella vita professionale possono convivere sia le “praterie” – i grandi momenti di cambiamento – sia le “nicchie” – quegli spazi che nessuno, prima di te, aveva mai immaginato di occupare.

 

 

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Incontrando Kaori Shiina e Riccardo Nardi nella loro sede di Milano, uno show room in via G.Rossini pieno di oggetti che vanno e vengono da ogni parte del mondo, questa apparente frattura fra spazi aperti e nicchie si è immediatamente ricomposta. E il merito va a Hands on Design, la loro “creatura”. Di che si tratta? Partiamo dalla contraddizione: Kaori e Riccardo sono due designer. Designer che hanno deciso, un paio d’anni fa, di intraprendere un percorso che sembrerebbe proprio incocciare con la loro professione. Con Hands on Design, infatti, hanno fatto debuttare un marchio commerciale che, a mia memoria, ha ben pochi precedenti in questo settore, una sorta di “piattaforma” che presenta e commercializza prodotti, progetti che nascono dalla collaborazione di designer e artigiani giapponesi e italiani, in primo luogo, e di artigiane del Kyrgystan, che producono oggetti in feltro tradizionale.

 

 

 

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Il tutto in uno spirito di “collaborazione” fra i vari attori di questa inusuale filiera, una collaborazione che si allarga poi a chi acquista questi prodotti che, come vedo nello spazio milanese, sono decisamente di fascia alta, quasi “da Gallery”, come puntualizza Riccardo. Ed ecco, dunque, la nicchia, o se preferite il format di HOD, che in Giappone sta riscuotendo un bell’interesse, anche a livello editoriale. Certo, come ci dice Kaori, nel Paese del Sol Levante è come “giocare in casa”, visto l’aiuto e la considerazione che l’artigianato ha, in un contesto di forti tradizioni, di passaggi generazionali da padre in figlio, di un’ottica di bottega che, comunque, era ben presente anche in Italia.

 

 

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Ora, la… prateria che questo progetto ha davanti riguarda la crescita non tanto e non solo del rapporto fra artigiani e designer (che vedo ormai consolidato, anche perché qui nessuno è “una prima donna”), quanto del rapporto con la parte commerciale, con le logiche di mercato. Riccardo l’ha espresso in un altro modo (“dobbiamo vendere di più”) ma il concetto è quello. Da una buona, per certi aspetti buonissima idea, ora è d’obbligo dotarla di gambe, di strumenti, persone, logiche che possano permettere a questa start up di proseguire senza affanni. Magari allargando il suo campo d’azione. Senza per questo stravolgere quel fil rouge di non-protagonismo, di collaborazione, di… passatemi il termine: di design democratico.  Per continuare a valorizzare quegli elementi di comprensione, di dialogo (anche forte) fra il creativo e l’artigiano; quella capacità di “raccontare” una storia del e nel singolo oggetto.

i designer che quest’anno hanno collaborato con Hands on Design