Si parla spesso di design organico, ma cosa si intende per design organico? Elliot Noyes, curatore della mostra dal nome analogo, al MoMA di New York, definì il design organico “progettare oggetti che avessero struttura, materiale e funzione in perfetta armonia, proprio come in natura”. La natura offre moltissimi esempi di perfezione, ma nella storia del progetto più semplicemente si parla di design organico, riferendosi all’arredamento con forme fluide, dalle curve morbide continue.

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Chaise longue Lockheed, in alluminio, di Marc Newson, 1988.

Un po’ di storia del design organico, dalle origini ad oggi
Si comincia a parlare di architettura organica negli anni Venta e Trenta del Novecento, con l’architetto americano Frank Lloyd Wright, che la vedeva un po’ come l’architettura della prateria, selvaggia, in grado di stabilire un nuovo rapporto tra uomo e natura. In seguito, un altro protagonista dell’architettura organica è stato l’architetto finlandese Alvar Aalto, dal nome significativo (“aalto” in finlandese significa “onda”), molto conosciuto anche per le forme dei mobili disegnati da lui, in legno di betulla curvato. Prima ancora, l’architetto catalano Antoni Gaudì aveva lasciato il segno nelle curvature del legno e delle architetture, considerato dunque un precursore dell’architettura organica.

A New York, nel 1940, il MoMA – Museum of Modern Art, indisse un concorso per arredamento, lampade, e tessuti, caratterizzati dall’essere “design organico”. Il concorso fu vinto da Charles Eames ed Eero Saarinen, nelle categorie “living room” e “sedie”, con la sedia e poltroncina “Organic Chair”, diventata in seguito un’icona, ed esposta nella mostra derivata dal concorso, “Organic Design in Home Furnishings”, nel 1941, a cura di Elliot Noyes.

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Organic Chair, progetto di Charles Eames e Eero Saarinen, 1941, prodotta Vitra.

L’elenco degli arredi che sono nati da queste ricerche su forme e materiali, diffusissimi ancora oggi, è molto lungo, e comprende la maggior parte delle icone dell’arredamento di design, progettate tra gli anni Trenta e Cinquanta, alcune costruite solo in tempi più recenti, in quanto richiedevano tecnologie non ancora sviluppate. (Sfogliate la gallery per le immagini dei prodotti)

L’apprezzamento per le forme organiche non si è perso negli anni, al contrario, sono moltissimi i designer che hanno dato vita a oggetti e mobili dalle forme organiche, aiutati anche dalle nuove tecnologie. Tra questi, Ross Lovegrove, che ha sviluppato numerosi progetti innovativi, per esempio con Moroso, Ron Arad, che ha creato forme infinite forgiando metalli, e ha offerto spunti ad aziende come Moroso e Kartell per reinterpretare in versioni contemporanee oggetti della tradizione, come librerie e poltrone, Marc Newson, che ha progettato icone per Cappellini e Moroso, e altri ancora. (Nella gallery, immagini di prodotti contemporanei ispirati al design organico)

In tempi recenti, grazie alle possibilità offerte dalle tecnologie, alcuni artisti/designer, come come Matthias Pliessnig, mescolano artigianato e tecnologia per ottenere sedute che riproducono onde, di varie dimensioni. Altri, come Mathias Bengtsson, riescono a realizzare forme che sembrano impossibili da riprodurre, in materiali come legno, alluminio, bronzo, realizzando prodotti che sono opere d’arte grazie all’aiuto di software appositi. E quanto alle forme riproducibili grazie all’applicazione di software, un posto di spicco è occupato naturalmente da Frank Gehry, che ha fatto delle forme libere la sua cifra stilistica.