Due mostre a Venezia e una a Londra celebrano il genio dell’architetto Carlo Scarpa applicato al vetro di Murano

È uno degli aspetti meno noti dell’attività di Carlo Scarpa, probabilmente considerata ‘arte minore’ rispetto all’architettura, ma non meno significativo. Si tratta dell’ampia produzione vetraria che il maestro ha realizzato durante la frequentazione e direzione artistica di due delle più importanti firme del vetro di Murano: Cappellin e Venini.

Carlo Scarpa: le forme della luce’, è in corso alla Repetto Gallery di Londra (fino al 26 ottobre 2018) a cura di Paolo Repetto e Marco Arosio.

Opera di Carlo Scarpa in mostra a Londra, Galleria Repetto

Il fratello, Gigi Scarpa, ricorda con quale entusiasmo, in quei primi anni Venti, alla Cappellin, Carlo parlava del favoloso vaso che nell’Annunciazione di Paolo Veronese, custodita alle Gallerie dell’Accademia, che agisce come fulcro e delicatissima decorazione. Voleva realizzare la stessa grazia, la stessa eleganza, la stessa trasparenza. 

‘La vetreria M.V.M. Cappellin e il giovane Carlo Scarpa 1925-1931’, a cura di Marino Barovier e Carla Sonego, Skira editore

La vetreria M.V.M. Cappellin e il giovane Carlo Scarpa 1925-1931’, curata da Marino Barovier e aperta al pubblico sull’Isola di San Giorgio Maggiore per Le Stanze del Vetro (fino al 6 gennaio 2019), è dedicata, invece, alla vetreria fondata da Giacomo Cappellin nel 1925. La mostra ripercorre per la prima volta la storia della vetreria nella sua complessità, mettendo in luce l’importanza e il ruolo avuto a Murano tra gli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta. Dal 1926 la fornace vide l’intervento di Scarpa, allora molto giovane, il quale riuscì ad assumere una certa autonomia nella progettazione dei modelli, che si distinsero soprattutto per il ricorrere di forme geometriche. Tale collaborazione continuò fino alla chiusura dell’azienda, fallita all’inizio del 1932.

Opera di Carlo Scarpa, alla mostra La Pelle del Vetro. Carlo Scarpa alla Venini 1936-1942, presso il negozio Olivetti di Venezia

La Pelle del Vetro. Carlo Scarpa alla Venini 1936-1942 (fino al 6 gennaio 2019) organizzata dal FAI-Fondo Ambiente Italiano presso il negozio Olivetti di Venezia è curata, ancora, da Marino Barovier, profondo conoscitore della storia del vetro muranese, e vuole sottolineare l’attenzione di Scarpa alla superficie degli oggetti e alla decorazione finale, dopo la fase conclusiva del raffreddamento, su quella che si può definire la pelle dei manufatti. I 15 pezzi esposti – vasi e coppe, tutti provenienti da collezioni private – ben illustrano la modalità di lavoro dell’architetto, che non si limitava a perfezionare la tradizione vetraria veneziana, ma ingegnosamente inventava nuovi metodi. Se, infatti, le forme degli oggetti (cilindri, coni, sfere) confermano la sua predilezione per la purezza delle linee geometriche, le loro superfici ne moltiplicano sfumature cromatiche e riflessi, grazie alla varietà dei trattamenti dall’azione dell’acido fluoridrico che corrode i vasi rendendoli scabri, all’utilizzo dell’opale, minerale che raffredda con tempi diversi da quelli del vetro, e che crea un effetto granulato e increspato, o un fine lavoro di molitura che produce piccoli grumi regolari.

Allestimento della mostra dedicata ai vetri di Carlo Scarpa all’Isola di San Giorgio (Venezia)

Le mostre veneziane sono state organizzate in occasione della seconda edizione di The Venice Glass Week, il festival internazionale dedicato all’arte vetraria, con particolare riguardo a quella muranese, che si è tenuta a Venezia, Murano e Mestre a settembre 2018. [Text Laura Galimberti]

L’articolo completo è sulla rivista Design Diffusion News, n. 242 settembre 2018