100 fotografi italiani partecipano all’osservatorio sull’Italia colpita dal terremoto e, fino a dicembre 2018, è aperta la call ‘Terrae Motus’ per fotografi e filmaker

‘Sulle rovine di noi’ (Photo Stefano Schirato)

Ideato nel 2016 per dare una narrazione plurale de L’Aquila – i cittadini, le terre, la ricostruzione – il progetto Lo stato delle cose – Geografie e storie del doposisma, a cura di Antonio Di Giacomo, oggi si è trasformato in un viaggio dal Belice all’Irpinia, attraverso i territori dilaniati dal terremoto e spesso dimenticati. Per ovviare all’oblio, oltre 100 fotografi italiani hanno finora attraversato le terre colpite dal sisma, condividendo la necessità di raccontare i paesi feriti e disgregati.

‘Conca della Campania 2012’ (Photo Giuseppe Tangorra)

L’obiettivo è di continuare a documentare le situazioni: i diversi stadi della ricostruzione, lo spopolamento, le macerie, gli abitanti e la terra, l’aver perso tutto, la reazione, gli oggetti recuperati, la volontà di andare avanti…

Il progetto –  completamente autofinanziato reso possibile grazie al supporto di Istituzioni, Associazioni, Enti locali, – si struttura come un grande contenitore di storie in progress, sono infatti online circa 15.000 immagini cui si aggiungono un video e alcuni scritti.

‘Amatrice’ (Photo Francesco Pistilli)

La volontà di generare dibattito anima anche la call Terrae Motus, ispirata al mecenate e gallerista Lucio Amelio, e lanciata in anteprima il 7 Ottobre 2018, durante il Festival di Fotografia Etica di Lodi. Una chiamata pubblica per fotografi e filmakers, aperta fino al 16 Dicembre, con il fine di creare una documentazione sistematica delle situazioni dei territori italiani colpiti dal terremoto nell’ultimo mezzo secolo: dal Belice (1968) all’Irpina e la Basilicata (1980) fino a San Giuliano di Puglia ed al Molise (2002), L’Aquila (2009) e le scosse del Centro Italia (2016). [Text Chiara Sgreccia]