Le architetture che affiorano in spazi metafisici e i libri simbolici di Alberto Maria Prina sono esposti, dal 5 al 14 dicembre 2018, al Learning+Innovation Center DVO

‘Medina’, Libro Fossile di Alberto Maria Prina

Lo spazio milanese Learning+Innovation Center di DVO, azienda che dal 1990 propone sistemi arredo per uffici funzionali e vivibili, ospita, nel cuore di Brera Design District, al 5 di via Maroncelli, una personale di Alberto Maria Prina, in cui “personaggi irreali, fantasie di viaggi mentali e qualche incubo” raccontano la pittura metafisica di un artista contemporaneo. Milanese, classe 1941, Alberto Maria Prina, discepolo di Alik Cavaliere, ha lavorato a lungo anche nei campi della grafica editoriale e del design.

‘Tramonto’ di Alberto Maria Prina (acquerello, 2018, cm 30×30)

Sono i ‘Libri Fossili’ e le ‘Architetture Silenziose’. La passione dell’artista per i libri emerge prepotente in opere ricche di simboli a sottolineare la sacralità del sapere: quando ragione, mistero e soprannaturale si uniscono nella rappresentazione simbolica del trascendente, come avviene nel ‘testo sacro, Bibbia o Corano che sia, innalzato alla visione dei fedeli’.

‘Silente’ Libro Fossile di Alberto Maria Prina

Prina si fa allora ‘imbalsamatore’ dei volumi prescelti, copre e irrigidisce il tomo e le sue pagine, proteggendo l’essenza in esse contenuta. Il libro, così preservato in una fossilizzazione senza tempo, è pronto per interventi pittorici, decorativi o testuali, in racconti onirici riproposti con acquerelli dalle tinte delicate, interrotte qua e là da colori più forti, segni geometrici, accenni di vita umana. Spesso le opere dell’artista ruotano attorno a mondi immaginari, abbandonati da chi vi ha edificato torri, rifugi, castelli.

‘Torri’ di Alberto Maria Prina (acquerello, cm 38×28)

L’umanità tuttavia urla nel silenzio sospeso delle Architetture di Prina; l’uomo è comunque colui che ha modellato l’ambiente in scene industriali dominate da costruzioni irreali, prive di elementi decorativi, mosse in false prospettive che avvicinano alla pittura antica. La contemporaneità di Alberto Maria Prina si percepisce in ogni delicato, sintetico colpo di pennello, nel senso di vuoto e solitudine, nelle scene, quasi quinte teatrali, di paesaggi urbani e di possibili realtà. [Text Giulia Bruno]