Al Plart di Napoli un Bruno Munari davvero insolito, non il designer che conosciamo, ma l’artista sperimentale che usava proiezioni di luce

Fondazione Plart, Bruno Munari, Vetrini a luce fissa, 1950, materiali vari

‘Bruno Munari. I colori della luce’ apre da oggi fino al 20 marzo 2019, curata da Miroslava Hajek e Marcello Francolini e organizzata dalla Fondazione Plart con la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee  al Museo Plart (via Giuseppe Martucci 48, Napoli).

Fondazione Plart, Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata, 1953, materiali vari

L’occasione è rara, la mostra infatti è su un particolare aspetto di Bruno Munari che è diventato famoso come designer, meno come artista cinetico e programmatico, le sue opere di ‘pittura proiettata’ sono rimaste  sconosciute a lungo, tranne che per le remote presentazioni del 1953 e del 1955 a Milano, New York, Roma, Tokyo, Stoccolma, Anversa, Zurigo, Amsterdam.

Fondazione Plart Bruno Munari. Vetrini a luce polarizzata, 1950, materiali vari

Le ‘Proiezioni a luce fissa’ e le ‘Proiezioni a luce polarizzata’ nascevano dalla ricerca di Bruno Munari negli anni Cinquanta, per conquistare una nuova spazialità oltre la realtà bidimensionale; perciò egli lavorava sulle ‘Proiezioni dirette’, cioè diapositive ottenute grazie a piccoli collage racchiusi fra due vetrini.

Munari arrivò alla scomposizione dello spettro, attraverso una lente Polaroid applicata al proiettore per diapositive, dando il via ad una pittura con la luce dinamica e in continuo divenire. Lo studio del poliedrico designer sul rapporto fra arte e tecnologia ebbe un’importante influenza sull’Arte cinetica in Francia e L’Arte Programmata in Italia, anticipando alcuni aspetti dell’arte contemporanea.

Fondazione Plart, Bruno Munari, Fossile del 2000, 1958, componenti elettroniche e materiali metallici vari immersi in resina trasparente

La Fondazione Plart, per esporre e conservare le opere, di quasi settant’anni fa, ha svolto un delicato lavoro di digitalizzazione dei vetrini che sono proiettati in appositi ambienti, insieme ad altri lavori del Maestro, come ‘Macchina Inutile’ (1934) o ‘Punto di luce’ (1942), fino a ‘Fossile del 2000’ (1958) in cui è evidente l’interesse di Munari per le materie plastiche, spesso impiegate sia in Proiezioni dirette che in Proiezioni Polarizzate. [Text Giulia Bruno – Immagini courtesy Miroslava Hajek, copyright Bruno Munari, diritti riservati alla Maurizio Corraini]