Le origini della plastica

In principio erano celluloide, Bakelite, PVC, Cellophane, poi nylon, che si diffuse nel mondo grazie ai soldati americani.

La plastica come la conosciamo, si è affermata nel secondo dopoguerra, ma la scoperta dei polimeri che hanno portato alla produzione della plastica commerciale risale al periodo tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

Nella seconda metà del Novecento, la plastica ha conosciuto una diffusione sempre più ampia e veloce. Prima con le resine melanina-formaldeide, una delle quali è ampiamente diffusa con il nome commerciale di Fòrmica.

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Piano in Formica (foto Formica)

Sempre nel secondo dopoguerra, è cominciata l’ascesa del polietilene, il PET, che è entrato nell’uso alimentare dal 1973, e si usa principalmente per cibo e bevande.

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Bottiglie di PET

Negli anni Sessanta, l’arredamento in plastica è diventato sempre più popolare. Kartell è uno dei più importanti protagonisti di quest’innovazione.

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Allestimento Kartell a La Rinascente, 1967.

Con il polipropilene, si arriva fino ai nostri giorni, con lo sviluppo di molti materiali che vanno sotto il nome di “tecnopolimeri”. I tecnopolimeri sono plastiche dalle caratteristiche di resistenza termica e meccanica così elevata da renderli spesso superiori ai metalli speciali e alla ceramica.

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Cassettiera “Revolving Cabinet”, di Shiro Kuramata per Cappelini, 1970.

La maggior parte delle plastiche è ancora prodotta da materiali fossili (gas, petrolio, carbone), e ormai da diversi anni, l’inquinamento da plastica è diventato un grosso problema. Nel 2016, nella sola Unione Europea sono state riciclati oltre 8,4 milioni di tonnellate di plastica, a fronte di 60 milioni di tonnellate di plastica prodotta (335 milioni di tonnellate sono state prodotte nel mondo).

Negli ultimi 10 anni, il riciclo della plastica è aumentato quasi dell’80%; l’Italia, è in una buona posizione, con il 50% circa della plastica consumata che viene riciclata. Il riciclo è in continuo aumento, e nel 2018 la produzione di plastica primaria (non da riciclo) ha cominciato a ridursi.

La plastica biodegradabile

Tuttavia, è chiaro che si pone sempre di più il problema di avere plastica biodegradabile, sufficientemente resistente e durevole per molteplici usi, tra cui anche l’arredamento. Sono ormai diverse le plastiche che si ottengono da materiali naturali, già sul mercato. Tra i materiali più utilizzati per queste plastiche, amido di mais, barbabietola, canna da zucchero, gli esoscheletri di insetti e crostacei.

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Nuatan, bioplastica di Crafting Plastics.

Secondo alcuni esperti, come Jan Boelen, il curatore della IV Biennale di Design di Istanbulil materiale principe per le plastiche biodegradabili è costituito dalle alghe. Le alghe crescono facilmente, sono in tutto il mondo, e non impattano sulla filiera alimentare; combinate con amidi, possono essere composte in plastiche, e ci sono già interessanti sperimentazioni nei tessuti.

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Plastica organica ricavata dalle alghe.

La designer Nienke Hoogvliet ha progettato una sedia e un tavolino con materiali ricavati dalle alghe, Sea Me Collection. Il tessuto che forma seduta e schienale della sdraio è composto con fibre di alga; la vernice per il piano del tavolo è ricavata dagli scarti del tessuto.

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Sea Me Collection, della designer Nienke Hoogvliet.

Bioplastica e dintorni

Sul mercato, si trovano già alcuni arredi in plastica riciclata e bioplastica, anche se i materiali sono in continuo sviluppo e la ricerca non si ferma.

Kartell partecipa attivamente alla ricerca e sviluppo di plastiche derivate da fibre naturali, con un’attenzione particolare al riuso di scarti, per non avere impatto sulla filiera alimentare. Il primo prodotto che risulta da questa collaborazione è la sedia Biochair, disegnata da Antonio Citterio.

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Stand Kartell al Salone del Mobile 2018, area dedicata alla plastica bio.

La bioplastica impiegata per la Biochair ha le stesse caratteristiche meccaniche, di resistenza, della plastica tradizionale. Con lo stesso materiale bio, Kartell ha rivisitato anche diversi altri prodotti, quali per esempio le lampade Bourgie, Take e Cindy di Ferruccio Laviani, i tavolini Jolly di Paolo Rizzatto e Tip Top di Philippe Starck.

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Kartell Bio Chair, di Antonio Citterio.

Design # 1 di Revology è una nuova versione della sedia bistrò, con gambe e struttura in bioplastica composta di fibre di lino e resina. Il sedile e lo schienale sono in plastica anch’essa di origine organica che, grazie a un trattamento laser, diventa estremamente resistente e anti-graffio.

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Design # 1 by Revology, sedia costruita con materiali bio e organici.

Il trattamento laser consente anche di avere una sedia con sedile e schienale personalizzabili, con decori e disegni su richiesta, o in edizione limitata. I giunti visibili sono in ottone riciclato, con funzione statica e decorativa al tempo stesso.

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Design # 1 by Revology, sedia costruita con materiali bio e organici.

La sedia Flax, progettata da Christien Meindertsma, è il risultato di una collaborazione con Enkev (per il materiale) e Label/Breed, che la produce. Il materiale con cui è costruita è un composito di diversi strati di lino, quattro strati di una fibra già in commercio, e cinque strati di un lino di nuova concezione, infeltrito a secco.

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Come nasce il materiale per la sedia Flax, un composito di lino e PLA (acido polilattico).

Il tessuto di lino viene pressato a caldo con una plastica biodegradabile (PLA, Acido polilattico), e risulta così un materiale rigido e resistente. La sedia Flax, interamente biodegradabile, viene prodotta con un unico foglio di materiale, con pochissimo scarto.

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La sedia Flax, disegnata da Christien Meindertsma e prodotta da Label/Breed in bioplastica e fibre di lino.

Una delle prime sedie in bioplastica, è Kuskoa Bi, un progetto dei designer IratzokiLizaso per Alki. La bioplastica impiegata è un composito a base di fibre naturali, estratte da barbabietola, mais e canna da zucchero. Il polimero che risulta è lavorabile esattamente come la plastica tradizionale, ed è biodegradabile e riciclabile al 100%. Il guscio della sedia è in bioplastica, le gambe sono in legno.

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Sedia Kuskoa-Bi, design Iratzoki-Lizaso per Alki.

Nell’ultimo anno, anche l’azienda svedese Offecct si è cimentata nella produzione di una sedia in materiale naturale, 100% biologico. La sedia Jin, progettata da Jin Kuramoto, è disponibile in una versione realizzata con strati successivi di fibra di lino e bioresina, che danno origine a una sorta di “guscio”, forte e strutturalmente stabile. 

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Sedia Jin, progetto di Jin Kuramoto per Offecct. In fibra di lino e bioresina.

Inoltre, la sedia Jin di Jin Kuramoto è disponibile anche in fibra di carbonio, leggerissima, o con struttura in legno e imbottitura in tessuto.

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Sedia Jin, progetto di Jin Kuramoto per Offecct. In fibra di lino e bioresina, oppure in fibra di carbonio, o imbottita.

La plastica riciclata

L’americana Emeco ha iniziato la sua attività negli anni Quaranta del ‘900, riciclando l’alluminio delle vecchie fusoliere dismesse di aerei per farne gambe di tavoli e sedie. In seguito, ha iniziato la produzione delle sedie Navy, in alluminio, costruite appositamente per i sottomarini della Marina degli Stati Uniti. Grazie alla capacità di ricerca sui materiali maturata nel corso degli anni, Emeco ha messo a punto tecnologie per lavorare la plastica riciclata e altri materiali compositi.

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Sedia Navy 111 di Emeco, riciclata da 111 bottigliette di Coca-Cola in PET.

La Navy 111 deriva da una collaborazione tra Emeco e Coca-Cola, ed è costruita con 111 bottigliette di Coca-Cola in PET.

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Sedia Navy 111 di Emeco, riciclata da 111 bottigliette di Coca-Cola in PET.

Philippe Starck ha disegnato per Emeco una sedia in un materiale composito, formato per il 75% da scarti di polipropilene e per il 15% di legno riciclato. Il nome Broom deriva proprio dal fatto che è composta in parte di polvere di scarto di falegnameria.

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Sedia Broom, di Philippe Starck per Emeco, in plastica e fibra di legno riciclate.

Designbythem offre una collezione di prodotti per arredamento costruiti per l’80% con plastica riciclata. La collezione di arredi Butter, progettata da Sarah Gibson & Nicholas Karlovasitis è adatta sia per interni sia per esterni, ed è disponibile in vari colori.

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Collezione di arredamento Butter, in plastica riciclata da Designbythem.

Per i designer che hanno a cuore il tema della sostenibilità e apprezzano la plastica, Rossana Orlandi, curatrice di design milanese di fama mondiale, promuove un concorso per scoprire le nuove possibilità che offre la plastica, attraverso il suo riuso e riciclo. Informazioni sul RO Plastic Prize sul sito Guiltlessplastic.com.

Infine, un’iniziativa che viene da lontano. Nel Borneo Malese, un gruppo di donne ha avuto l’idea di impiegare le tecniche di intreccio delle canne per intrecciare strisce di plastica che provengono dalle buste per spedizioni internazionali. Il materiale viene usato per realizzare le borse Jari Indai, di vari modelli e colori.

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Borse da imballaggi riciclati, Jari Indai, progetto locale del Borneo Malese.