HomeBrew di LG Electronics, partendo da una singola capsula, produce fino a cinque litri di birra in circa due settimane

Se siete amanti della birra artigianale ma non avete mai avuto il coraggio di cimentarvi nell’arte della fermentazione domestica, dal Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas arriva la soluzione: LG HomeBrew, una macchina per la produzione di birra artigianale basata su capsule.

L’idea di LG strizza l’occhio alla Nespresso e al lavoro fatto per il caffé. Ovviamente la produzione di una bionda o di una rossa non è semplice come quella di un espresso. Quindi, insieme a un set di capsule monouso che contengono ingredienti come malto, lievito, olio di luppolo e aromi, interviene anche un algoritmo. È infatti un software a occuparsi della fermentazione, controllando il processo e regolando sia la temperatura che la pressione.

Il sistema a capsule elimina tutti i disagi legati alla pulizia che insorgono con i metodi tradizionali di produzione domestica. Infatti al termine del processo la macchina si igienizza in automatico utilizzando solo acqua calda, dopodichè è subito pronta all’uso successivo.

Quanti e quali tipi di birre saranno disponibili?

Per il momento da Las Vegas, ci fanno sapere che sono disponibili ben 5 tipi diversi, dalla American IPA alla American Pale Ale, dalla English Stout alla “bianca” Witbier in stile belga, fino alla Pilsner ceca.

Agli ecologisti pronti a dar battaglia, come per le capsule monouso dell’espresso, per il consumo eccessivo di plastica, diciamo che HomeBrew è in grado di produrre fino a cinque litri di birra in circa due settimane, con una singola capsula. Un risvolto considerevole se pensiamo che con un procedimento homemade si va a ridurre di molto il consumo di vetro e alluminio delle classiche lattine.

Date le dimensioni, l’ingombro della macchina non è certo quello di Nespresso e nonostante il design moderno, semplice e accattivante, potrebbe risultare difficile trovare il posto giusto in casa, ma probabilmente HomeBrew di LG conquisterà l’attenzione di tanti, oltre che il palato. [Text Giuseppe D’Orsi]