Lo studio O+A ha progettato per il Microsoft Envisioning Center uno spazio di lavoro che facilita e rende confortevole l’interazione uomo/tecnologia: un modello per il prossimo futuro

Next Generation Meeting Hexagon è il cuore del Microsoft Envisioning Center: una sala riunioni iper-tecnologica

Il Microsoft Envisioning Center è il laboratorio dell’azienda informatica statunitense dove si studiano e si sperimentano le tecnologie all’avanguardia. Situato a Redmond, sede della company di Gates e Allen, è un concentrato di innovazione. Non poteva non avere un ‘luogo di lavoro’ all’altezza.

Next Generation Meeting Hexagon

Così è stato chiesto a Studio O+A, con base a San Francisco, di progettare un ufficio che si distacca completamente dai canoni dei comuni spazi di lavoro, in grado non solo di assecondare la velocità del cambiamento in atto nella “way of working”, ma anche di anticiparla.

Microsoft Envisioning Center progettato da O+A Studio

Dimenticata l’impostazione standard: postazioni computer, zone relax e meeting room, il Microsoft Envisioning Center propone una visione di come potrebbe essere un ufficio ideale tra 10 o 20 anni (anche prima NDR). In poco più di 140 mq, gli architetti di Studio O+A sono riusciti a ricavare zone di lavoro differenti, basando il progetto sulla possibilità di riconfigurare l’allestimento (fit out) con estrema semplicità e l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia che sono però completamente invisibili.

Dettaglio dei pannelli in legno e fonoassorbenti del Next Generation Meeting Hexagon

L’ingresso dell’hub creativo è simile a quello di una casa ultra-contemporanea o a quello di un locale dedicato al relax. Superate le quinte di cemento ci si trova in quello che i progettisti hanno definito l’activity landscape (paesaggio di attività).

Le quinte di cemento che delimitano esternamente il Microsoft Envisioning Center

Tutto ruota attorno al modulo geometrico della Next Generation Meeting Hexagon, costruito con pannelli di legno e pannelli fonoassorbenti, dotato di telecamere a 360°, lavagne interattive in grado di tenere in memoria tutto quello che viene scritto e sgabelli lungo il perimetro. L’Hexagon è stato pensato per supportare video conferenze avanzate e permette un’interazione multi-dimensionale tra partecipanti in-site, partecipanti off-site e pareti informative tecniche. I segnali luminosi colorati indicano lo stato dello spazio: verde significa che è disponibile, rosso che è in uso, blu che è aperto a tutti.

Spazi di uso flessibile caratterizzano il Microsoft Envisioning Center

Per lo Studio O+A questa è la dimostrazione di come tecnologia e spazio fisico lavoreranno sempre più insieme per fornire servizi senza soluzione di continuità nell’ambiente di lavoro. Attorno alla sala conferenza sono distribuiti arredi facilmente riconfigurabili. Una serie di moduli impilabili assolvono alla funzione multipla di seduta – singola o “di gruppo” – porta oggetti, tavolo occasionale.

Per chi necessita maggiore concentrazione sono state installate delle poltrone-cocoon dove isolarsi; c’è anche l’angolo giusto per quelli che non sanno rinunciare alla scrivania e alla sedia, una soluzione considerata old school ma che senza dubbio risulta sempre rassicurante. Gli arredi possono essere spostati ed essere montati o smontati in pochi minuti, a seconda delle necessità o, perché no, dell’umore dei dipendenti.

Area caffetteria chiusa e aperta

Completa il Microsoft Envisioning Center l’angolo caffetteria, utilizzabile chiuso, per una pausa veloce, o aperto in modalità bar per fare quattro chiacchiere tra amici. Lo spazio è inondato dalla luce naturale ed è dotato di grandi lampade che – in maniera autonoma – si regolano in base alla luminosità dell’ambiente.

Di nuovo, la tecnologia c’è ma non si vede. “C’è ancora un acceso dibattito sul fatto che la progettazione dell’ambiente di lavoro possa effettivamente facilitare il cambiamento dello stesso – commenta Primo Orpilla, fondatore e direttore dello Studio O+A – Immagino che questa sia una realtà, ma che si realizza solo se le persone che usano lo spazio ne capiscano appieno il concept e siano disposte a lasciarlo funzionare”. [Text Francesca Tagliabue – Photo Jeremy Bitterman]]