To Re or not to Re, a cura dello studio JVLT, è un progetto di riciclo della plastica post-consumo, ed è il punto di partenza per una conversazione più ampia sul senso del design ai nostri tempi, con Andrea Maragno, fondatore dello studio JoeVelluto, con Sonia Tasca.

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To Re or not To Re, il progetto per il RO Plastic Prize, organizzato da Rossana Orlandi per il Fuorisalone 2019.

Il progetto To Re or not to Re partecipava al RO Plastic Prize, organizzato da Rossana Orlandi nell’ambito dell’iniziativa Guiltless Plastic, che ha offerto numerosi spunti di riflessione sulla plastica oggi, il suo uso, lo smaltimento e il riciclo.

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To Re or not To Re, il progetto per il RO Plastic Prize, organizzato da Rossana Orlandi per il Fuorisalone 2019.

Realizzato in collaborazione con Teraplast, To re or not to Re impiega vasi RE-POT, ottenuti dal riciclo dei materiali post-consumo. “La plastica e il suo riciclo rappresentano un problema che dev’essere affrontato, su questo non ci sono dubbi. Tuttavia, lo smaltimento di oggetti e materiali è solo una piccola parte delle questioni che un designer deve affrontare al giorno d’oggi, spiega Andrea Maragno.

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To Re or not To Re, il progetto per il RO Plastic Prize, organizzato da Rossana Orlandi per il Fuorisalone 2019.

“Parlando di plastica, per esempio, è necessario considerare il problema da tutte le angolature possibili. Liberarsi dalla plastica ormai è molto difficile, se non impossibile; la plastica è presente in moltissimi oggetti di uso comune e quotidiano che non si sostituiscono così facilmente e nemmeno così in fretta. Ha dunque molto più senso lavorare sul riciclo post-consumo.”

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To Re or not To Re, il progetto per il RO Plastic Prize, organizzato da Rossana Orlandi per il Fuorisalone 2019.

“Sembra facile, ma quando si parla di riciclo post-consumo, ci sono mille diversi aspetti da considerare. Una caratteristica del prodotto post-consumo, per esempio, è il colore, che ovviamente offrirà solo alcune tonalità, e magari un po’ “sporche”, e questo non è molto apprezzato dal grande pubblico. Il progetto To Re or no to Re cerca di attirare l’attenzione proprio su questi aspetti, ed è un progetto di prodotto e di comunicazione al tempo stesso. Gli oggetti sono formati da un vaso e da una “maschera” che rappresenta il contenitore da cui derivano. Era importante comunicare questo progetto nel modo corretto, per aiutare a vincere i pregiudizi che ci sono, in generale, nei confronti della plastica riciclata.”

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To Re or not To Re, il progetto per il RO Plastic Prize, organizzato da Rossana Orlandi per il Fuorisalone 2019.

Quindi la funzione di un designer va oltre il prodotto, e comprende anche la comunicazione?

“Tra le funzioni di un designer, a mio parere, il design di prodotto non è che una piccola parte. Il design al giorno d’oggi dovrebbe cercare di dare un senso alle cose, non essere fine a se stesso. Un designer dovrebbe fare molta ricerca, farsi domande sul senso di ciò che progetta, vedo il design contemporaneo molto vicino alla filosofia, una ricerca che spinga a trovare modi per cambiare la realtà. Un designer non è scollegato dalla realtà; il progettista vive in questo mondo, e il suo lavoro deve servire anche a configurare scenari diversi, possibilmente migliori.”

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Live Now, Design later, mostra organizzata da JVLT al Fuorisalone 2019.

“Pensiamo per esempio ai prodotti e alla produzione: che senso ha oggi progettare un prodotto senza chiedersi che fine farà alla fine della sua vita, come sarà costruito, ma soprattutto, come sarà smaltito?  Per questo, noi ormai lavoriamo solo con aziende che sposino questa filosofia, e abbiano voglia di abbracciare questa strada, chiamiamola pure sostenibilità, ma è qualcosa di ancora più ampio e globale. È prendere coscienza della propria relazione con la realtà, e influenzarne l’evoluzione con il proprio lavoro.”

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Live Now, Design later, mostra organizzata da JVLT al Fuorisalone 2019.

La comunicazione è un altro aspetto fondamentale del design. Io ho lavorato diverso tempo con Oliviero Toscani, a Fabrica, e nel 2011 ho collaborato alla mostra “funcool design”, a cura di Oliviero Toscani, alla Triennale di Milano; per me Toscani è stato un grande maestro. Da lui ho imparato l’immediatezza e la semplicità del linguaggio, con Colors, ho imparato l’importanza di veicolare un messaggio chiaro, diretto. E per me la comunicazione è una parte integrante del design.”

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Andrea Maragno per la mostra Funcool Design, a cura di Oliviero Toscani, Triennale di Milano, 2011.

Andrea Maragno è designer e docente di design. Come si comunica agli studenti? E quali curiosità hanno oggi gli studenti?

“Dal mio punto di vista come docente, trovo che gli studenti stranieri siano più interessati alla storia del design, rispetto agli studenti italiani. Gli studenti italiani sono molto più pratici, hanno assorbito la metodologia “learning by doing”. Quello che cerco di trasmettere loro, in realtà, è che prima di progettare “qualcosa”, devono chiedersi cosa stanno facendo. Oggi le nuove tecnologie hanno aperto un mondo di possibilità, ma al tempo stesso riducono le capacità di rapportarsi al mondo reale. Quando non c’era Internet, non era tutto a portata di mano; per fare una ricerca, si era obbligati a uscire, cercare e ci si imbatteva in cose che in effetti non si stavano cercando. Il metodo progettuale dev’essere lo stesso: se progetti una sedia, prima devi approfondire il modo migliore per sedersi. E poi magari la sedia non la progetti nemmeno, perché non serve una sedia in più, ce ne sono già tante. Magari quello che serve è trovare un modo alternativo per appoggiarsi quando si mangia.”

Perché il motto “Live now, design later”?

Mi sono ispirato a una frase celebre “Live now, die later”, con lo spirito di sottolineare che il design è una parte della vita, non è disgiunto da tutto ciò che facciamo nella quotidianità. Per cui è importante vivere, studiare, approfondire, meditare, pensare, e solo dopo si arriva a progettare. Il mondo – il nostro mondo – non ha bisogno di altri oggetti, ne abbiamo già troppi. Ciò di cui abbiamo bisogno è una rinascita, una nuova filosofia, che usi il design per ridisegnare il mondo.  Questo è quello che penso, questo è quello che cerco di trasmettere ai miei studenti.”

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Sedia 4Pezzi, prototipo di JoeVelluto, formata da 4 elementi in massello che si incastrano, senza viti.

JoeVelluto.it