Le caffettiere dei Maestri. Quando l’architettura e il design incontrano la Moka” è il titolo della mostra che il negozio Lavazza di Piazza San Fedele 2, a Milano, dedica alle caffettiere progettate dai Maestri dell’architettura. Ventiquattro caffettiere che illustrano diverse interpretazioni della classica Moka, la caffettiera a pressione di vapore inventata nella prima metà del Novecento.

Giulio Iacchetti, foto Max Rommel

La moka: l’oggetto del desiderio

“La caffettiera non è solo un oggetto o una macchina, è proprio un’architettura. Ogni grande architetto ne ha tentato il progetto; ambisce a costruire una caffettiera così come, prima di morire, vorrebbe disegnare una torre.” (Alessandro Mendini). Giulio Iacchetti, ideatore e curatore della mostra, comincia così, con queste parole di Mendini, a raccontare da dove è nata l’idea della mostra sulle caffettiere dei grandi architetti.

Le caffettiere degli architetti

Ho identificato nel 1979 l’anno che ha determinato un punto di svolta nel progetto della caffettiera. Due sono stati gli eventi significativi in quell’anno: il progetto della moka Carmencita, di Marco Zanuso, ispirata alla pubblicità del caffè Paulista Lavazza, e la caffettiera 9090, di Richard Sapper per Alessi. Entrambe ancora in produzione, sono state pietre miliari nella storia della moka. Dopo di loro, moltissimi Maestri si sono cimentati nel progetto della caffettiera, da Aldo Rossi, a Ettore Sottsass, Gaetano Pesce, Michael Graves, Michele De Lucchi, Angelo Mangiarotti, Guido Venturini, Stefano Giovannoni, Cini Boeri (con la caffettiera Opera per La Pavoni), o più di recente, Tom Dixon, e molti altri.”

La Carmencita, progettata nel 1979 da Marco Zanuso, in versione nera per il 40esimo anniversario

Che cosa rende il progetto di una caffettiera così interessante?
“Ci sono diversi fattori. Il caffè non è una semplice bevanda, c’è un rituale che si compie ogni volta che si prepara un caffè con la moka: la caffettiera diventa quindi un simbolo archetipico, la rappresentazione di un rito. Dal punto di vista tecnico, in realtà, la caffettiera a pressione di vapore non è un oggetto così complesso, in quanto la moka Bialetti ha stabilito uno standard, e le caffettiere di oggi, in generale, sono reinterpretazioni di quel modello di caffettiera.

Le caffettiere degli architetti

La mostra è dedicata proprio a tutte le diverse versioni di caffettiere progettate da architetti e designer, in cui Giulio Iacchetti individuato tre diversi filoni.
Uno è quello che ho definito “sindrome del poligono”, che comprende tutte le caffettiere sfaccettate, ispirate alla Bialetti.
Un’altra direzione interessante è la grande famiglia delle moka “specchio”: include le moka che riflettono apertamente il modo di progettare dell’autore, come La Pina”, di Piero Lissoni per Alessi, un volume puro, o la moka di Angelo Mangiarotti per Mepra, che esprime tutta la sua filosofia progettuale.

Caffettiera La Pina, di Piero Lissoni per Alessi

Il terzo filone è quello dei “giovani Maestri”, con caffettiere progettate da giovani designer. Qui trovano posto la caffettiere Lunika 360, di Francesco Fusillo, la moka della serie Collar, di Daniel Debiasi e Federico Sandri per Stelton, e la moka Lady Anne, di Lara Caffi per Knindustrie, una moka contemporanee che rivisita le caffettiere in argento del passato, con elementi decorativi tratti dal ‘700.”

Esiste la “caffettiera perfetta?”
“Parlare di caffettiera perfetta probabilmente è eccessivo. Diciamo che la moka Bialetti rappresenta un ottimo standard, e che il suo successo è ampiamente meritato. Tuttavia, il successo dell’icona Bialetti è dovuto a vari fattori, non solo all’ottima qualità del progetto. Basti pensare che la moka è nata nel 1932, ma è stata brevettata solo nel 1950, e il successo commerciale è arrivato negli anni Sessanta. Un vero esempio di design democratico, che è diventato così popolare grazie a un concorso di eventi, e alla tenacia di chi l’ha prima progettata, poi prodotta e infine commercializzata.

Caffettiera Opera, di Cini Boeri per La Pavoni, 1989.

Ma la realtà è che ci sono varie scuole di pensiero, soprattutto per ciò che riguarda i materiali, quindi ogni progettista può esprimere la sua “filosofia del caffè”.

Così hanno fatto Gaetano Pesce con “Vesuvio”, una moka imponente ma poco funzionale, Ettore Sottsass con “Lazaniezani”, elegantissima e decisamente funzionale, così Tom Dixon, con la sua caffettiera in rame, un materiale che il designer inglese ama molto. E così tanti altri, anche altri che non sono inclusi in questa mostra.”

Collezione Brew, di Tom Dixon, con caffettiera a pressione di vapore, caffettiera a stantuffo e teiera, in rame

Le caffettiere dei Maestri. Quando l’architettura e il design incontrano la Moka”, a cura di Giulio Iacchetti

Lavazza Flagship Store, Piazza San Fedele 2, Milano
1 ottobre-3 novembre
h. 08:00 – 20:00