Artista, artigiano, designer, imprenditore: Ingo Maurer è sicuramente uno dei personaggi più interessanti nel settore dell’illuminazione. Nato nel 1932 sul lago di Costanza, in Germania, ha studiato graphic design e ha vissuto qualche anno negli Stati Uniti, per stabilirsi a Monaco nel 1963.

Uno degli ultimi progetti di Tom Vack, l’illuminazione della Torre Velasca, a Milano, durante il Fuorisalone 2019 (foto dal sito Ingo-Maurer.com)

Nel 1966 fonda Design M, e da lì comincia la sua lunga carriera. Non si è mai considerato un designer, e non ha mai pensato alla luce come a una professione, ma come a una passione, che l’ha accompagnato per tutta la vita. L’abbiamo incontrato durante il Fuorisalone 2018, dove era presente con un’installazione al Circolo Filologico.

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Installazione di Ingo Maurer al FuoriSalone milanese 2018.

“Non ho mai pensato a me stesso come a un designer”, spiega Ingo Maurer, “il mio rapporto con la luce è sempre stato molto naturale e istintivo. Sono nato su un’isola, sul lago di Costanza, e quand’ero bambino mio padre mi portava di notte a pescare. Ero molto affascinato dalle luci sul lago, dalle luci delle barche, dalle luci delle case, erano come lucciole che danzavano nel buio. La mia prima lampada, ‘Bulb’, nacque così, dall’osservazione di oggetti quotidiani. Ero a Venezia, in una pensione, tornavo a dormire e guardavo la lampadina. Così mi venne l’idea di riprodurre la lampadina, ma in vetro soffiato; dato che ero a Venezia, andai a Murano e creai Bulb, che ebbe così tanto successo da farmi iniziare la mia nuova carriera. La prima volta che ho esposto al Salone di Milano era il 1968, ed ero davvero affascinato dall’incredibile cultura progettuale che si respirava a quei tempi.”

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Una delle icone più note di Ingo Maurer, la lampada Porca Miseria.

A distanza di 50 anni, cos’è cambiato nella luce?
“Il led è positivo per l’ambiente, ma non ha giovato al design degli apparecchi; si stanno diffondendo sempre di più i cerchi di led, che alla fine sono tutti uguali. Ma la luce è ricerca, è passione. Ho seguito progetti che hanno richiesto anni di lavoro per la messa a punto, anche solo per trovare il materiale adatto; le lampade di carta MaMoNouchies hanno richiesto 4 anni solo per ottenere una carta con la texture che cercavo. Nella mia azienda ci sono 70 persone, necessarie per le lavorazioni delle lampade, che vengono ancora rifinite a mano, una per una; la produzione di Ingo Maurer è ancora per la maggior parte artigianale, anche se, oltre al catalogo, facciamo moltissimi progetti speciali, architetture, mostre, sfilate, e altro ancora.”

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Walking in the Rain, della collezione MaMoNouchies di Ingo Maurer.

Il progetto che vorrebbe realizzare?
“Nonostante non sia più giovanissimo, sto ancora lavorando a tanti nuovi progetti. Ho fatto tantissime cose, e in genere tutto quello che ho fatto mi è piaciuto; tra i progetti che ho apprezzato di più, ci sono alcune stazioni della metropolitana a Monaco. In questo momento, stiamo lavorando al progetto di un auditorium per il parco di Inhotim, a Belo Horizonte, in Brasile; è un progetto d’arte, particolarmente appassionante, con un edificio che sembra un uovo con il guscio rotto. Ma stiamo lavorando anche all’illuminazione di un appartamento che occupa tutto il 91esimo piano di un nuovo grattacielo a New York, ed è altrettanto interessante: mi piace creare la luce di un’abitazione così importante, soprattutto se posso lavorare con clienti che apprezzano le mie opere e mi lasciano progettare liberamente. E c’è qualcosa che mi piacerebbe realizzare: un piccolo padiglione che ricrea la Cappella Sistina, con il progetto della luce. Potrei proporlo per un Fuorisalone milanese.”

Per info: Ingo-Maurer.com