Con la mostra “Home Stories: 100 anni, 20 interni visionari” il Vitra Design Museum esplora gli interni degli ultimi 100 anni

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Vitra Design Museum, Home Stories, l’appartamento di Karl Lagerfeld a Montecarlo, foto Jacques Schumacher

Lo sviluppo tecnologico, i cambiamenti sociali e politici, i fenomeni culturali e le mode, hanno lasciato tracce negli interni delle abitazioni. Dagli elettrodomestici, all’home office, al fascino dell’open space, gli spazi abitativi mutano e si adeguano a differenti abitudini. La mostra esplora gli interni abitativi, in relazione ai diversi stili di vita e ai loro cambiamenti. La mostra ruota attorno a 20 interni iconici, progettati da architetti, tra cui Adolf Loos, Finn Juhl, Lina Bo Bardi e Assemble, artisti, come Andy Warhol o Cecil Beaton, o interior designer, come Elsie de Wolfe.

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Nakagin Capsule Tower, Tokyo, Giappone, 2012, foto Noritaka Minami

Ripercorrendo 100 anni di interior design, la mostra esplora il modo in cui l’interior design nella storia ha sempre interagito con altre discipline. Arte, scenografia, pittura, oltre naturalmente all’architettura e al design del prodotto, sono importanti componenti del progetto di un interno. Per contrasto, oggi sembra che l’interior design si stia appiattendo sul trend di Instagram, e che gli interni esibiscano tutti gli stessi prodotti e le stesse palette di colori. Manca ancora una riflessione seria su come stiano cambiando le abitudini e i modi di vivere. E gli interni abitativi dovrebbero adeguarsi ai cambiamenti sociali e urbanistici.

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Michael Graves, Reinhold Apartment, New York, USA, 1979-81 foto Peter Aaron/OTTO

Oggi, Pinterest e Instagram influenzano molto la percezione degli interni, e Airbnb ha ampliato molto le possibilità di vivere, anche se temporaneamente, in abitazioni diverse dalla propria. Questo amplia notevolmente le conoscenze di interior design, anche se non approfondisce la disciplina.

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Appartamento a Madrid, di elii [oficina de arquitectura], Yojigen Poketto, foto Imagen Subliminal – Miguel de Guzmán + Rocío Romero courtesy elii [oficina de arquitectura]

L’evoluzione dell’interior design

Progettare gli interni per un mondo che cambia, è la sfida che devono affrontare gli architetti contemporanei. Gli arredi trasformabili per i mini-spazi sono tipici degli appartamenti degli anni 2000, mentre gli interni super-tecnologici risalgono al periodo della scoperta degli elettrodomestici a incasso.

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Andy Warhol nella sua Factory, a New York, 1965 circa. Foto Nat Finkelstein Estate

Gli interni scandinavi, nati negli anni Trenta e Quaranta, esprimono un rapporto diretto con la natura, e una nuova filosofia di vita, con i loro colori chiari e i materiali naturali. Anche Ikea ha un ruolo nella costruzione degli interni contemporanei, grazie ai suoi arredi in serie e accessibili a tutti.

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Casa de Vidro, Lina Bo Bardi, San Paolo del Brasile, 1952, foto Nelson Kon

Infine, due ricostruzioni in scala 1:1 presentano i concept di interior degli anni Cinquanta e Settanta. “Phantasy Landscape”, di Verner Panton, del 1970, consisteva in una serie di elementi imbottiti di diversi colori che formavano un tunnel simile a una grotta. La ricostruzione è nel Campus Vitra, nell’edificio dei pompieri di Zaha Hadid.
Di fronte al Museo, invece, la micro-house “Hexacube” di George Candilis, del 1971, dimostra come prefabbricazione, modularità e la mobilità abbiano contribuito a costruire una cultura dell’abitare domestico.

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Verner Panton, mostra Visiona 2, Colonia, 1970, foto Verner Panton

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