Due premi per Sanlorenzo, l'eccellenza italiana nello yachting

Due premi prestigiosi per Sanlorenzo, produttore di yacht di eccellenza: Compasso d’Oro 2020 e World Yacht Trophies 2020

L’installazione Il Mare a Milano, di Studio Neo per Sanlorenzo, al Fuorisalone 2017, è stata premiata al Compasso d’Oro 2020

Sanlorenzo è un’azienda ligure, che dal 1958 progetta e costruisce nei cantieri navali di Amiglia, in provincia di La Spezia, yacht e superyacht collaborando con i migliori designer architetti. I concept progettuali di Sanlorenzo sono in grado di soddisfare gusti, stili e necessità differenti. Ogni modello, infatti, può essere personalizzato secondo i bisogni e le preferenze di ogni singolo armatore.

Quest’anno l’azienda ha raggiunto un traguardo molto importante, affermandosi come una delle realtà progettuali in campo nautico più all’avanguardia e di successo di sempre. Sanlorenzo, infatti, ha ricevuto il più antico e autorevole riconoscimento mondiale di design: il Compasso d’Oro 2020. E due premi ai World Yacht Trophies 2020.

Scopri il Superyacht Sanlorenzo, il paradiso del design italiano

Sanlorenzo Yacht premiata al Compasso d’Oro 2020 con l’installazione “Il Mare a Milano”

L’Osservatorio permanente del Design dell’ADI ha deciso di premiare Sanlorenzo nella categoria “Exhibit Design”, per l’installazione interattiva “Il Mare a Milano”.

Scopri tutti i premiati al Compasso d’Oro 2020

yatch-sanlorenzo-compassodoro-2020
In foto un angolo della mostra realizzata da Sanlorenzo durante il Fuorisalone 2017, alla Triennale di Milano.

L’installazione di Sanlorenzo, intitolata Il Mare a Milano, è stata realizzata da Studio NEO negli spazi esterni alla Triennale di Milano, in occasione del Fuorisalone 2017.  Attraverso immagini interattive, i visitatori erano immersi nei più affascinanti e remoti mari del pianeta. Sempre in quell’occasione, Sanlorenzo ha realizzato una mostra all’interno del museo della Triennale. Un allestimento con prototipi, immagini e video, che raccontavano i prodotti del marchio e alcune sue collaborazioni con volti noti del mondo del design, come Dordoni Architetti, Piero Lissoni e lo studio Antonio Citterio e Patricia Viel.

Scopri Sanlorenzo SD96, lo yacht progettato da Patricia Urquiola

Sanlorenzo, la boutique italiana di yacht e superyacht, vince ai World Yacht Trophies 2020

yatch-sanlorenzo-world-yatch-trophies
Lo yatch SL96Asymmetric premiato ai World Yatch Trophies 2020, nella categoria “Best Layout”.

Gli yacht Sanlorenzo sono sinonimo di passione e duro lavoro. Dietro la realizzazione di questi mezzi, infatti, c’è un lavoro di manualità e di precisione che richiede tempo e dedizione; e di un design ricercato sempre più sofisticato e all’avanguardia. Sanlorenzo quest’anno ha ricevuto due premi anche ai World Yacht Trophies 2020. Uno per l’innovativo yacht SL96Asymmetric, nella categoria “Best Layout”, e l’altro per il nuovo superyacht 44Alloy, nella categoria ”Best Exterior Design”. Al premio Compasso d’Oro sia aggiunge così un altro successo per l’azienda, che è riuscita a conquistare il pubblico internazionale  dello yachting grazie a concept personalizzabili sempre più sofisticati e all’avanguardia.


Emmanuelle-Moureax-Mirai-Tokyo-installazione-Emmanuelle

Mirai, l’installazione dei 100 colori di Emmanuelle Moureaux

A Tokyo, la designer francese Emmanuelle Moureaux realizza un’installazione di cifre numeriche in 100 diverse tonalità di colore

Emmanuelle-Moureax-Mirai-Tokyo-installazione-Emmanuelle
Foto Daisuke Shima

La designer francese Emmanuelle Moureaux ha realizzato una nuova installazione nel cuore del quartiere Green Springs di Tokyo. Mirai, questo il nome dell’opera, è composta da 5 colonne di 592 numeri di grandi dimensioni. Le colonne, alte 4 metri, sono formate da 100 numeri a 4 cifre, precisamente dai numeri che vanno dal 2020 al 2119. Una scelta non casuale. Mirai, infatti, che in giapponese significa futuro, rappresenta i prossimi 100 anni, in 100 diverse tonalità di colore.

Scopri qui le "Artists Room" del Park Hotel di Tokyo

Foto Daisuke Shima

Le colonne che formano l'installazione sono distanziate l’una dall’altra, per permettere ai bambini di passare attraverso la struttura e di interagire con i numeri e i colori anche dall'interno. Il corpo superiore della scultura, inoltre, è sostenuto orizzontalmente da una serie di numeri a 4 cifre di colore bianco, che rappresentano gli anni passati.

Emmanuelle-Moureaux-mirai-installazione-tokyo
Foto Daisuke Shima

Emmanuelle Moureaux e lo "shikiri", un nuovo modo di progettare a colori

Emmanuelle Moureaux è una designer francese che vive in Giappone dal 1996. È a Tokyo, infatti, che ha deciso di aprire il suo studio di design e architettura emmanuelle moureaux architecture + design. Gli elementi tradizionali dell’architettura giapponese, e i colori della natura locale, hanno influenzato la sua filosofia progettuale e la nascita dello “shikiri”. Questa parola giapponese, che letteralmente in italiano significa “dividere o creare lo spazio con i colori”, indica il suo modo di progettare gli spazi, attraverso l’utilizzo dei colori.

Foto Daisuke Shima

Il progetto “100 colori”, installazioni che vanno alla scoperta dei colori e di nuove emozioni

Nel 2013 Emmanuelle Moureaux ha dato vita al progetto “100 colori”, una serie di installazioni da realizzare in 100 tonalità diverse di colore. Tra i progetti è presente anche Mirai, l'installazione numerica realizzata di recente nel centro di Green Springs, quartiere emergente di Tokyo. La designer nelle sue opere esplora il mondo dei colori attraverso l'utilizzo di 100 sfumature, invitando il pubblico a vivere esperienze fisiche, ma anche emotive. Secondo la Moureoux, infatti, ogni tonalità di colore genera un’emozione, che per ogni persona è diversa. Un’emozione nuova, che può accendere o spegnere l’animo delle persone, a seconda delle sensazioni che suscitano i colori.

Scopri qui le "Artists Room" del Park Hotel di Tokyo


Le architetture effimere: Neri & Hu per Camerich a CIFF Shanghai 2020

L’azienda cinese Camerich, dopo l’allestimento a CIFF Shanghai 2019 di Alvaro Siza, è tornata con una nuova architettura effimera. A CIFF Shanghai 2020, che si è tenuta regolarmente dal 7 all’11 settembre, nonostante la pandemia mondiale ancora in corso, Camerich ha presentato “The Sculpted Promenade”, un padiglione progettato da Neri & Hu.

neri-hu-architettura.jpg

L’allestimento di Camerich è il proseguimento ideale del 2019, l’Elefante portoghese. Alvaro Siza aveva scelto di progettare un padiglione vuoto, dove erano esposti i suoi prodotti storici, e un prototipo della sedia Baiana, lanciata ufficialmente quest’anno. Per disegnare lo spazio per l’esposizione 2020, Neri & Hu si sono ispirati all’architettura di Alvaro Siza, che si riflette nella sedia Baiana, l’unico prodotto in mostra a CIFF Shanghai 2020.

Scopri l’allestimento di Alvaro Siza per Camerich a CIFF Shanghai 2019

neri-hu-architettura.jpg
La sedia Baiana, di Alvaro Siza per Camerich

Per ricreare le relazioni spaziali che Siza crea nelle sue architetture, Neri & Hu hanno progettato uno spazio aperto molto grande, in cui la sedia Baiana è protagonista. Il lato principale era come una grande piazza, in cui le persone si potevano muovere liberamente, sedersi e parlare, come in uno spazio aperto. Persone e sedie erano gli attori di una scena teatrale, che ruotava attorno alle sedie, dominanti la scena nel ruolo principale.

Le architetture effimere: vedi gli allestimenti al Salone del Mobile 2019

L’architettura di Neri & Hu: un palcoscenico per la sedia Baiana di Alvaro Siza

La grande piazza introduceva al padiglione retrostante, un solido monolitico con aperture orizzontali come lame di luce, e piccole aperture per scrutare all’interno. L’ingresso conduceva a una sala di lettura, uno spazio ideale di raccoglimento e silenzio all’interno di una fiera in genere affollata e rumorosa. Infine, l’interno del padiglione ospitava grandi schermi su cui scorrevano immagini dell’azienda. Una passerella leggermente inclinata collegava i due estremi dello stand, caratterizzato da pedane ad altezze differenti. Il nero totale, dentro e fuori, era interrotto solo dalle fessure ritagliate a diverse altezze.

Le architetture effimere: che fine fanno i Serpentine Pavilion?

Neri & Hu (al centro, Rossana Hu con sandali) con lo staff Camerich

Le finestrelle, ricavate dal concetto cinese di “jiejing”, non volevano esprimere  un senso di voyeurismo, come sarebbe naturale in Occidente. Al contrario, nella concezione cinese, consentono al passante di guardare il paesaggio da diverse angolazioni, proprio come nelle prospettive dei giardini cinesi. Così, girando intorno e all’interno del padiglione, si approfondiva la conoscenza con Camerich, la sua ricerca e il design di Alvaro Siza.

Scopri l’allestimento di Alvaro Siza per Camerich a CIFF Shanghai 2019


Sir Terence Conran: una vita per il design

Raccontare la storia di Sir Terence Conran, mancato il 12 settembre, è un po’ come raccontare la storia dell’Occidente degli ultimi 70 anni, con l’evoluzione dei costumi, e la diffusione del design nella vita di tutti i giorni. La vita di Terence Conran, da un lato rappresenta la parabola della vita di molte persone, nel secondo dopoguerra, dall’altro è il racconto di una persona speciale, che ha dato molto alla cultura del design, mescolando sapientemente attività commerciali e attività culturali.

terence-conran.jpg

Nato a Kingston upon Thames, uno dei Royal Borough di Londra, negli anni Trenta, Terence Conran si occupò per tutta la vita di design e di cibo, mescolandoli sia nella creazione di concept store, sia nella gestione di vari ristoranti, sia nella promozione attiva della cultura. Aveva aperto negozi e ristoranti in Gran Bretagna, a New York, in Francia, in Giappone, Corea (e anche in Italia, dove purtroppo Habitat ebbe una vita molto breve – oggi è tornato, ma con un’altra proprietà). Poi scrisse libri, fondò musei, e nel 1983 fu anche insignito del titolo di “Knight Bachelor” (Baronetto).

Nelle immagini un allestimento di Habitat Milano nel 1997, progettato da Ferruccio Laviani (foto courtesy Ferruccio Laviani)

La sua avventura cominciò con un negozio di mobili a Notting Hill, e con un ristorante, ancora nei primi anni Cinquanta. The Conran Design Group, il primo studio integrato di design, risale al 1956. Qui si progettavano mobili e interni, e si ragionava su come venderli. Insieme a questo, Terence Conran cominciò a produrre mobili in kit, e poi, nel 1964, arrivò il primo negozio Habitat, in Fulham Road. Nel 1966, Habitat aprì un secondo negozio in Tottenham Court Road, e nel 1973 il primo Conran Shop prese il posto di Habitat, nel sito di Fulham Road. Ancora oggi, The Conran Shop non si è allontanato di molto: nel 1987, il Conran Shop traslocò nell’edificio Michelin (Bibendum), all’angolo tra Fulham Road e Sloane Avenue, dove si trova ancora oggi.

terence-conran-habitat.jpg
Habitat, Tottenham Court Road, 1966

Tutti questi, non sono indirizzi casuali, anzi, sono quelli che segnarono l’inizio della trasformazione dell’area che, nel tempo, ha portato a quello che oggi viene definito Brompton Cross Quarter. E che oggi, ospita il Brompton Design District, durante il London Design Festival. Perché uno dei meriti di Terence Conran, tra gli altri, era anche di avere un talento per trovare spazi e luoghi da rigenerare.

terence-conran-shop.jpg
The Conran Shop, edificio Michelin

Accanto ai negozi di design, Terence Conran aveva cominciato a sviluppare la sua passione per il cibo, e a investire a Covent Garden. È del 1971, infatti, l’apertura del ristorante Neal Street Restaurant, con il menu disegnato da David Hockney. Conran fu anche il primo a servire il caffè espresso dalla macchina nei suoi ristoranti, tra le altre cose.

terence-conran-shop.jpg
Menu del Neal Street Restaurant, 1971, disegno di David Hockney

Terence Conran, però, non aveva solo un’anima commerciale, o forse aveva visto le potenzialità commerciali nella cultura, così, nel 1980, con la Conran Foundation aveva cominciato il progetto Boilerhouse, nel seminterrato del Victoria & Albert Museum. In pochi anni, Boilerhouse aveva organizzato mostre su Kenneth Grange, Issey Miyake, e Dieter Rams, oltre a seminari e incontri. Il successo fu tale che nel 1989 l’esperienza si tramutò nella fondazione del Design Museum, in un vecchio magazzino riconvertito. Dal 2016, il Design Museum ha una nuova sede, progettata da OMA, Allies and Morrison, e John Pawson.

terence-conran-shop.jpg
Il primo Design Museum, del 1989, ricavato in una vecchio magazzino. Foto Aurelien Guichard

Sotto, il Design Museum inaugurato nel 2016, in un edificio progettato da OMA, Allies + Morrison e John Pawson

terence-conran-design.jpg

Sir Terence Conran e l’America

Nel 1999, The Conran Shop sbarcò a New York. Il primo Conran Shop era sulla 59esima strada, sotto il Queensboro Bridge, un padiglione vetrato in una location molto suggestiva, con un lato che guardava l’East River.

terence-conran-shop.jpg
The Conran Shop, New York, nella 59esima strada sotto il Queensboro Bridge

Intanto, anche la passione per la ristorazione si espandeva, e cosa c’è di meglio di un buon ristorante in un posto bellissimo? Detto, fatto, ecco il rilancio di Guastavino’s, negli spazi del Queensboro Bridge Market, a fianco del Conran Shop. L’edificio che ospitava il Queensboro Bridge Market e Guastavino’s era una costruzione incredibilmente scenografica, una sorta di cattedrale contemporanea. Guastavino’s non fu l’unico rilancio a cura di Terence Conran. Nel 2003, aveva contribuito anche alla rinascita di Quaglino’s, a Londra. In tempi più recenti, il Bibendum ha raggiunto la Guida Michelin.

L’entrata di Guastavino’s, che era a fianco di The Conran Shop a New York, sulla 59esima strada

Tra negozi, produzione, ristoranti, musei, il contributo di Terence Conran alla diffusione del design nel mondo è stato davvero considerevole. Complice probabilmente l’entusiasmo della ripresa post-bellica, e il conseguente sviluppo economico, nuove abitudini di consumo e nuovi prodotti entravano nelle case dei britannici.

Il ristorante Quaglino’s, a Londra, oggi

E gli imprenditori illuminati come Conran, erano pronti ad approfittare del momento favorevole per iniziare attività a cavallo tra commercio e cultura. È l’annoso dibattito tra detrattori e sostenitori della “democratizzazione del design”. Certo, forse il design di Habitat non aveva il contenuto di ricerca che caratterizzava progetti più blasonati, ma nondimeno aveva il merito di coinvolgere una fetta senz’altro maggiore di popolazione, grazie a nuovi concept distributivi.

E forse Terence Conran ha avuto anche il merito, piuttosto raro, di coniugare attività commerciali e cultura, offrendo a fasce più ampie di popolazione la possibilità di approfondire la conoscenza del design. [Txt Roberta Mutti]


Cini Boeri: design e architettura made in Italy

cini-boeri-design.jpg
Cini Boeri sulla Ghost, progettata per Fiam nel 1987

Cini Boeri, (Cini, diminutivo di “piccinin”, “piccolina”), è mancata il 9 settembre 2020, a 96 anni. Architetto e designer italiana di fama mondiale, per una curiosa coincidenza è mancata nel giorno della premiazione del Compasso d’Oro 2020, premio che aveva ricevuto due volte, una prima volta per il divano Strips, e una seconda alla carriera, nel 2011.

Laureata al Politecnico di Milano nel 1951, Cini Boeri aveva iniziato la sua attività collaborando con Marco Zanuso, dopo un breve stage nello studio di Gio Ponti. Nel 1963 aveva iniziato la sua attività professionale, nel suo studio di Milano, sua città natale e in cui ha vissuto sempre. Nella sua lunghissima carriera, ha progettato alcuni prodotti che hanno fatto la storia del design italiano, di cui alcuni sono tutt’oggi in produzione, a testimonianza della validità del progetto.

Divano Strips, la rivoluzione in soggiorno

Progettato per Arflex nel 1968, il divano Strips è stato premiato con il Compasso d’Oro nel 1979. Pur essendo un pezzo storico, il concept rivoluzionario lo rende un prodotto adatto anche alla vita di oggi. Strips è un divano componibile, con una struttura in legno e metallo e un’imbottitura in poliuretano a densità differenziata; nel 1969, era la prima volta che si accoppiava il poliuretano indeformabile con un’anima in legno. Strips è un divano componibile destrutturato,  rivestito da una fodera trapuntata totalmente sfoderabile. Strips è anche un divano-letto, con un principio molto semplice: la fodera trapuntata di apre e il divano si trasforma in una specie di sacco a pelo, veloce e confortevole.

cini-boeri-design.jpg
Divano Strips, design Cini Boeri, 1968

Bobo, la seduta ricomposta

Sempre per Arflex, Cini Boeri progettò la poltrona Bobo, nel 1967. Bobo, Bobolungo, Boboletto, rappresentano 3 diverse generazioni e 3 modi di sedersi, a seconda della postura e dell’età. Bobo era in poliuretano indeformabile, con un basamento in pioppo, rivestita in tessuto elastico.

Ancora nella sperimentazione, Serpentone, del 1971, sempre per Arflex, era un divano continuo, da vendere a metro, formato da moduli di schiuma poliuretanica accostati e incollati. I moduli da 37 cm erano stampati a iniezione con una sezione lamellare che permetteva di disegnare curve, sia concave sia convesse.

cini-boeri-design.jpg
Serpentone, divano al metro, design Cini Boeri per Arflex, 1971

Infine, per Arflex Cini Boeri aveva progettato anche il divano Bengodi, nel 1974, reinterpretato nel 2009 con il nome Ben Ben.

Il lavoro sul design di Cini Boeri non si esauriva certo qui. Nel corso del tempo, ha lavorato con le principali aziende in Italia e nel mondo, tra cui lo studio Gavina, Knoll, e, in tempi più recenti, Fiam e Magis.

Cini Boeri e il vetro

Un prodotto di arredamento inusuale, Ghost di Fiam,  del 1987, ha visto Cini Boeri cimentarsi con una poltrona interamente in vetro. Un’unica linea curva e avvolgente, una sfida progettuale che l’architetto ha raccolto, con lo spirito pionieristico che ha caratterizzato tutto il suo lavoro.

cini-boeri-design.jpg
Ghost, poltrona di Cini per Fiam, interamente in vetro.

L’architettura di Cini Boeri

Tra le prime donne architetto in Italia, Cini Boeri ha lasciato il segno anche con le sue architetture, naturalmente. Negli anni Sessanta ha progettato case per vacanze in Sardegna, tra cui la casa Bunker e la Villa Rotonda, alla Maddalena, del 1967; La Sbandata, anch’essa alla Maddalena, è invece del 2003. In comune, le case hanno l’abilità di inserirsi facilmente in un paesaggio molto connotato, oltre che soggetto a stretti vincoli. Oltre alle case alla Maddalena, Cini Boeri ha progettato altre residenze private, e numerosi progetti di architettura d’interni, tra cui molti showroom e negozi. [Immagini delle architetture dal sito ciniboeriarchitetti.com]

 


Nathalie di Flou: Compasso d'Oro alla carriera

Il Compasso d'Oro alla carriera prodotto: un premio ai prodotti con la "carriera" più lunga e di successo, come il letto Nathalie, di Flou

L’edizione 2020 del Compasso d’Oro, per la prima volta, ha assegnato 3 premi alla carriera "prodotto". Tre prodotti che hanno segnato in modo indelebile la storia del made in Italy. A un certo punto, anche gli oggetti cominciano ad acquistare un valore proprio, in quanto oggetti, indipendentemente dalla funzione che svolgono. Soprattutto gli oggetti che fanno parte dell’arredamento della nostra casa, e diventano parte della nostra vita quotidiana. Con loro si stabilisce quasi un relazione affettiva, che diventa sempre più esclusiva, nel corso degli anni. Alcuni prodotti, poi, sfidano il tempo e le mode, e diventano classici dalla vita eterna, ancora di successo dopo anni e anni.

letto-nathalie-flou.jpg
Il letto Nathalie, di Vico Magistretti per Flou, nella versione originale del 1978. Ha vinto il Compasso d'Oro alla carriera prodotto, 2020

Il Compasso d’Oro alla carriera diventa quindi un premio che riconosce la coralità di un prodotto: il progetto, la realizzazione, la produzione, la durata nel tempo. A tutti questi elementi si aggiungono caratteristiche di “unicità” (se di unicità si può parlare, trattandosi di un prodotto industriale), che fanno di un prodotto un’icona, un oggetto dalla lunga carriera, appunto.

Vedi tutti i premiati al Compasso d'Oro 2020, qui

letto-nathalie-flou.jpg
Il letto Nathalie, di Vico Magistretti per Flou, nel 2018

Il capostipite dei letti tessili moderni

La giuria del Compasso d’Oro 2020 ha dunque premiato il letto Nathalie, un progetto di Vico Magistretti per Flou del 1978, riconoscendone il valore come “capostipite di tutti i letti tessili moderni”. Il letto Nathalie è stato il primo a integrare letto, materasso e biancheria in un unico progetto. Lo stesso Magistretti spiegava: “In quel periodo, era arrivata la moda del piumone, e io l’ho semplicemente prolungato fino a coprire la base del letto.” La rivoluzione di Nathalie toccava anche la distribuzione, perché con quel letto tessile era possibile acquistare tutto il necessario nello stesso negozio, letto, materasso, cuscini e biancheria.

Il "fiocco perfetto" del letto Nathalie di Flou

Naturalmente, anche l’estetica del letto Nathalie aveva la sua importanza. Diventava infatti un elemento di arredo che consentiva di cambiare il progetto della stanza da letto, aprendo nuove frontiere nell'arredamento. Ultimo, ma non da ultimo, il dettaglio del fiocco che chiude le federe, segno distintivo di Nathalie.

Scopri tutto sul letto Nathalie di Flou, qui


Steinbesser-cucina-creativa

L'arte a tavola di Steinbeisser

Steinbeisser è un produttore olandese di stoviglie ecosostenibili, per nuove esperienze culinarie

Steinbessere-cucina-creativa
Il cucchiaio Ping Pong realizzato dal designer Wang Ian Lai per Steinbeisser, in vendita sul sito web jouwstore.com

Steinbeisser è un brand di piatti, posate e oggetti per la tavola olandese, fondato nel 2009 ad Amsterdam, da Martin Kullik e Jouw Wijnma. Un marchio di piatti e posate ecosostenibili, con caratteristiche estetiche e funzionali lontane da quelle delle stoviglie tradizionali. Kullik e Wijnma collaborano infatti con designer di tutto il mondo, per realizzare oggetti per la cucina alternativi che reinterpretano il concetto di tavola tradizionale. Le posate, le tazze e i bicchieri Steinbeisser invitano le persone a sperimentare nuove modalità di utilizzo e a vivere esperienze culinarie coinvolgenti. 

Steinbesser-cucina-creativa
Il calice di vino di Jochen Holz per Steinbeisser. Foto: jouwstore.com

Non sei solo cosa mangi, ma sei anche come mangi. Gli oggetti per la tavola Steinbeisser invitano a riflettere non tanto su cosa mangia, ma su come lo si fa. In questo modo il pranzo e la cena diventano momenti di condivisione e scoperta. 

Nei prodotti Steinbeisser arte e sostenibilità

Piatti e posate Steinbeisser, oltre ad essere ecosostenibili, sono preziosi come autentiche opere d’arte. Con forme, materiali e funzionalità uniche nel loro genere, permettono di gustare il cibo in un modo diverso dal solito. Gli utensili Steinbeisser sono totalmente ecocompatibili, in quanto creati con materiali naturali e spesso riciclati come legno, zucca, pietra, metallo, argilla e vetro. Anche la colla, la vernice e il vetro, utilizzati per comporli, sono tutti organici e biodegradabili.

Scopri le posate in plastica di lunga durata Join

Steinbesser-cucina-creativa
L’immagine di un piatto servito durante l’Experimental Gastronomy 2017. L’evento annuale di Steinbeisser, al Lloyd Hotel and Cultural Embassy di Amsterdam, a cui partecipano chef stellati e designer creativi di tutto il mondo Foto: Rein Janssen

Experimental Gastronomy, l’iniziativa di Steinbeisser che unisce il design artistico delle stoviglie alla gastronomia di alto livello

Nel 2012 il gruppo creativo Steinbeisser ha lanciato l’iniziativa Experimental Gastronomy. L’evento annuale che si tiene al Lloyd Hotel and Cultural Embassy di Amsterdam, nasce per unire il design creativo e artistico delle sue stoviglie al meglio della gastronomia mondiale. Una cena a cui tutti possono partecipare, preparata da Chef stellati di fama internazionale, ogni anno sempre diversi. La cena evento propone sempre un menù biodinamico, realizzato con ingredienti biologici locali. Gli ospiti, ad ogni edizione, vengono invitati a sperimentare nuovi modi di gustare il cibo e di relazionarsi con piatti e posate.

Experimental Gastronomy 2019 Vienna. Durante la cena si sperimentano nuovi modi di degustare il cibo, e di interagire con gli oggetti della tavola. L’evento viene organizzato in diverse città del mondo. Foto: Thomas Albdorf

Dal 6 all’8 Novembre 2020 la nuova edizione di Experimental Gastronomy ad Amsterdam ospiterà lo Chef Jeong Kwuan, famoso grazie alla serie televisiva Netflix Chef’s Table, il programma di David Gelb che documenta ad ogni puntata la vita e la carriera di chef di fama mondiale.

Scopri sul sito di Steinbeisser dove si terranno i prossimi Experimental Gastronomy. L’evento, infatti, oltre ad Amsterdam è attivo anche in altre città del mondo.

Le stoviglie Steinbeisser sono inoltre acquistabili sul sito web Jouw, un portale in continuo aggiornamento.

steinbesser-cucina-creativa
Experimental Gastronomy 2018 Basilea. Foto: Kathrin Koschitzki

 


Tutti i premiati al Compasso d'Oro 2020

Torna il Compasso d’Oro 2020, con una sede dedicata in una location molto suggestiva

Il Compasso d’Oro 2020 è davvero un’edizione speciale. Innanzitutto, è stato forse il primo evento in presenza, con l’emergenza sanitaria Covid ancora in corso. Non solo: a parte le poche norme ovviamente da rispettare, si è tenuto in un’atmosfera quasi normale.
Ma il Compasso d’Oro 2020, la ventiseiesima edizione, ha molto altro da celebrare. Per la prima volta, infatti, la premiazione si è tenuta negli spazi dell’ADI Design Museum, che aprirà ufficialmente nel mese di dicembre 2020. Una location molto bella, nei vecchi spazi dell’Enel a Milano, in via Ceresio. Evento nell’evento, l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno, ha inaugurato Piazza del Compasso d’Oro, la piazza antistante l’ingresso del Museo, ora ufficialmente intitolata al più famoso e internazionale premio di design italiano.

adi-design-museum-milano.jpg
La mostra “Mettere Radici”, Compasso d’Oro 2020

Scopri i premi Compasso d’Oro 2018 

I premi Compasso d’Oro 2020

Veniamo dunque ai premi. La giuria del Compasso d’Oro 2020, presieduta da Denis Santachiara e formata da Luca Bressan, Virginio Briatore, Jin Kuramoto, Päivi Tahkokallio ha assegnato quest’anno 18 premi Compasso d’Oro. Oltre ai 18 premi canonici, sono stati assegnati 9 Compasso d’Oro alla carriera, 3 Compasso d’Oro internazionali, e, novità di quest’edizione, 3 premi Compasso d’Oro alla carriera prodotto, destinati a 3 oggetti che sono ancora in produzione dopo molti anni. A seguire, i 3 Premi alla carriera prodotto.

Compasso d’Oro alla carriera: Rossella Bertolazzi, Gilda Bojardi, Marco Ferreri, Carlo Forcolini, Carlo Molteni, Piero Molteni, Anty Pansera, Vanni Pasca, Eugenio Perazza, Nanda Vigo. Compasso d’Oro alla carriera internazionali: Emilio Ambasz, Nasir e Nargis Kassamali, Jasper Morrison.

compasso-doro-2020.jpg
Sacco, di Gatti Paolini Teodori per Zanotta, Premio Compasso d’Oro alla carriera per gli oggetti

Sviluppo, sostenibilità e responsabilità sono le 3 parole chiave che hanno guidato la selezione dei premi dell’edizione 2020, che si tiene con l’emergenza Covid ancora in corso. E, come ha sottolineato Luciano Galimberti, Presidente ADI, l’emergenza sanitaria ha messo in luce ancora di più come la pratica di design non possa prescindere dall’essere sostenibile e responsabile.

compasso-doro-2020.jpg
Lampada Arco, di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos

La Mostra del XXVI Compasso d’Oro, dal titolo “Mettere Radici”, è aperta al pubblico fino al 16 settembre, con ingresso libero e prenotazione. Un’occasione per vedere da vicino, in anteprima, l’ADI Design Museum, il nuovo museo di Milano dedicato al design, che aprirà definitivamente in dicembre.

compasso-doro-2020.jpg
Letto Nathalie di Flou, design Vico Magistretti, prima versione, 1978, Premio Compasso d’Oro alla carriera per gli oggetti

ADI Design Museum, via Ceresio 7, Milano
Link per prenotazione (obbligatoria) bit.ly/XXVICdO_10_16_9

L’immagine in evidenza è di Roberto de Riccardis

A seguire, i premi Compasso d’Oro 2020


pietra-sinterizzata-neolith

In Colombia, una casa ispirata al Giappone con la pietra sinterizzata Neolith

Lo studio di architettura 5 Sòlidos ha progettato una villa vicino a Medellin, in Colombia, ispirata all’architettura giapponese, con superfici in pietra sinterizzata Neolith

L’area esterna della casa progettata dallo studio di architettura 5 Sòlidos, a Medellìn

Vicino a Medellìn, in Colombia, lo studio di architettura e design 5 Sòlidos, ha progettato una villa ispirata all’Oriente, immersa nel verde della natura. Grazie allo stretto contatto tra l’uomo e il paesaggio circostante, il progetto spinge a ricostruire il rapporto dell’uomo con la natura. La villa infatti dispone di ampie aree per la il relax e la vita all’aperto.

pietra-sinterizzata-neolith
Nell’immagine, la piscina semi-olimpionica con passerella al centro, e l’area relax con divano angolare e camino, rivestito in pietra sinterizzata Neolith Beton

Scopri le collezioni di rivestimenti Neolith per cucine trendy e versatili 

Il progetto dello studio d’architettura 5 Sòlidos racconta la tradizione orientale in chiave contemporanea

La casa si sviluppa su un piano unico, in due blocchi distinti a seconda delle funzioni abitative. In uno dei due corpi di fabbrica si trovano i bagni e le tre camere da letto; nell’altro, la cucina, la sala da pranzo e il soggiorno. Un corridoio collega le due aree, una privata e destinata a riposo e relax, e l’altra dedicata alla socializzazione. All’interno del corridoio un pannello shoji, la tipica porta scorrevole giapponese, separa le due ali della casa.

pietra-sinterizzata-neolith
La cucina è in legno naturale con ripiani e paraspruzzi rivestiti in lastre Neolith Beton: una superficie igienica, altamente funzionale e adatta ad ogni tipo di superficie, che ricorda visivamente il cemento

L’area esterna è caratterizzata da diversi spazi per il relax e la convivialità, con un’area da pranzo affiancata da una cucina per esterni, una piscina semi olimpionica, e un’ulteriore zona per il relax con divano angolare e camino.

Scopri le cucine e l’illuminazione per esterni 

Scopri gli arredi e le finiture per esterni

La rivoluzione nei rivestimenti di superficie con la pietra sinterizzata Neolith

Molte superfici interne ed esterne dell’abitazione sono state rivestite con diverse collezioni di pietra sinterizzata Neolith. Un pietra altamente innovativa, igienica e resistente. Ideale per rivestire qualsiasi tipo di superficie, questa lastra è ecosostenibile e 100% naturale. La pietra sinterizzata, infatti, è composta da minerali di vetro, granito, e ossidi naturali, che garantiscono una bassa impronta di carbonio.

I top del bagno sono rivestiti in pietra sinterizzata Neolith Nero

Anche il processo di composizione della pietra è totalmente ecologico. Neolith Digital Design, infatti, utilizza un metodo di stampa delle lastre del tutto organico. La stampa Hydro-NDD 2.0 è una tecnica di decorazione ad acqua che riduce enormemente la dispersione nell’ambiente di emissioni, tipiche dei metodi di stampa tradizionali. Infine, le pietre di Neolith sono prodotte con il processo di sinterizzazione: una tecnica innovativa in grado di replicare in poche ore il processo di formazione naturale della pietra. Un processo che in natura, giungerebbe a termine dopo migliaia di anni.

Scopri le collezioni di rivestimenti Neolith per cucine trendy e versatili 


L'universo di Christian Liaigre

Qualche giorno fa è mancato Christian Liaigre, un Maestro dell’interior design che ha lasciato un segno indelebile nei progetto contemporaneo. Ho pensato dunque di fare un racconto dei suoi progetti, senza nessuna pretesa di esaustività; giusto un punto di vista sul lavoro di uno dei più interessanti architetti d’interni degli ultimi 30 anni. Non è facilissimo spiegare perché i suoi progetti fossero così speciali, soprattutto visti dal 2020. Ma se facciamo un passo indietro, e torniamo al 1990, diventa già tutto più chiaro.

christian-liaigre.jpg
Mercer Hotel, New York, progetto di Christian Liaigre del 1998

L’Hotel Montalembert: un boutique hotel a Parigi

Nel 1988, Christian Liaigre aveva progettato l’Hotel Montalembert, a Parigi. Primo boutique hotel della Rive Gauche, a Parigi, l’Hotel Montalembert è un capitolo importante nelle storia dell’architettura d’interni a cavallo tra il 1980 e il 1990. Nonostante gli spazi pubblici non fossero la parte più importante della sua attività (o forse proprio per quello), è proprio negli hotel che Liaigre ha lasciato un segno importante.

christian-liaigre.jpg
Hotel Montalembert, Parigi

Cos’avevano dunque di speciale, gli interni dell’Hotel Montalembert? Semplicemente, ridefinivano una nuova idea di essenzialità nel progetto. Dopotutto, arrivavamo dagli anni Ottanta, esuberanti e colorati nella moda, e in un certo senso anche nell’architettura d’interni. Forse non così colorati – Memphis a parte – ma non con quell’idea di sobrietà sofisticata che trasmettevano i progetti di Christian Liaigre.

christian-liaigre-interior-design.jpg
Appartamento a Knokke-Heist (Belgio), interior design Christian Liaigre

Già dal progetto dell’Hotel Montalembert, infatti, emergeva la capacità di unire diverse fonti di ispirazione, e trasformarle in uno stile immediatamente riconoscibile. Alla fine degli anni Ottanta, non erano ancora così diffusi né i boutique hotel, né gli hotel con progetti di arredo “domestico”. Inoltre, il risultato complessivo era un’estrema semplicità delle forme, che lasciavano ai materiali il compito di definire le superfici. (Oggi l’Hotel Montalembert non è più come nel progetto del 1990, ha già subito altri interventi, qualcuno a cura dello stesso Liaigre).

christian-liaigre-interior-design.jpg
Villa nei Caraibi, interior design Christian Liaigre

Christian Liaigre traeva la sua ispirazione dalla tradizione dell’artigianato francese, ebanisti e forgiatori di metalli preziosi. Piuttosto lontani dal minimalismo concettuale di altri architetti degli anni Novanta, gli spazi di Liaigre non erano né vuoti né bianchi. Al contrario, la ricerca approfondita dei materiali consentiva di creare ambienti diversi ogni volta, aderenti alle diverse filosofie che dovevano esprimere.

christian-liaigre.jpg
Casa a Nantucket (Massachusetts)

Il Mercer Hotel: la casa lontano da casa

Così fu anche per il Mercer Hotel di New York, l’hotel che ha dato la fama ad André Balazs, (che ha rilanciato il Chateau Marmont a Los Angeles, e lanciato The Standard Hotel, in diverse città), e che ha costituito un punto di svolta per l’hotellerie internazionale. E che, anche grazie al progetto di Christian Liaigre, è diventato un’icona internazionale. Di nuovo, bisogna pensare che il Mercer aveva aperto nella seconda metà degli anni Novanta. Prima di allora, non c’era ancora il culto dell’hotel come oggi. E non c’era questo modello di hotel, costoso ed esclusivo, ma con stanze di dimensioni contenute, in un cast iron building a SoHo. A tutto questo, Liaigre aveva aggiunto la leggerezza di arredi e finiture dai colori e materiali naturali, intonaci neutri, e legni di vari colori, a seconda degli ambienti.

christian-liaigre-mercer-hotel.jpg
Una stanza dell’Hotel Mercer, New York, progettato da Christian Liaigre nel 1998

In tempi più recenti, Liaigre è tornato ad arredare hotel a New York, prima con l’hotel Edition, e poi con il Public Hotel, della famiglia di Ian Schrager (Royalton, Paramount, Gramercy Park, tra gli altri).

Scopri il Public Hotel e altri hotel a New York qui

christian-liaigre-interior-design.jpg
L’hotel Edition, New York, con arredi di Christian Liaigre

Nel frattempo, Christian Liaigre ha progettato innumerevoli residenze private. Tra queste, un grande appartamento per Rupert Murdoch, che decise di avere un appartamento “come il Mercer Hotel” (nelle parole di Liaigre). In realtà, l’appartamento era ovviamente molto grande, ma è vero che c’era qualcosa dello spirito del Mercer, che non era lo spirito del Mercer, ma il progetto di Liaigre, capace di interpretare gli spazi a seconda del committente e del luogo.

christian-liaigre-interior-design.jpg
L’appartamento di Rupert Murdoch a New York, una versione contemporanea del cast iron building

Così, i suoi interni sono sempre diversi, a seconda della personalità dei clienti, e della collocazione geografica. Perché gli Hamptons sono gli Hamptons, New York è New York, Parigi è Parigi, e così via. E in comune, tutti i suoi progetti avevano una semplicità curata nei minimi dettagli, una ricerca materica che spaziava dai legni locali al bronzo, ai marmi pregiati, una palette cromatica declinata in infinite tonalità di colori neutri.

christian-liaigre-interior-design.jpg
Dettaglio di una scala in una casa in Grecia

Christian Liaigre: il lusso della semplicità

Semplicità ed essenzialità dei progetti di Liaigre non sono comunque minimalisti. In realtà, la sua potrebbe essere definita, forse, “essenzialità”. Un’essenzialità costruita a partire dalla tradizione francese della decorazione d’interni, reinterpretata con segni contemporanei, contaminati dalla precisione giapponese e dalla luce dei tropici. L’essenzialità in questo modo diventava una nuova versione del lusso, che pian piano si è trasformato in nuovo standard per l’architettura d’interni, negli anni a venire. Sarebbe stato bello vedere Liaigre lavorare tra 10 anni, per vedere l’evoluzione del suo lavoro. Purtroppo, non sarà possibile. [Roberta Mutti]

christian-liaigre.jpg
Dettaglio di una casa in Giappone