#Designgoeson: Matteo Moretti e Vistosi, questa crisi cambierà il modo di lavorare

#Designgoeson: Designdiffusion.com ha parlato con Matteo Moretti, direttore generale di Vistosi, di smart working e di come la crisi cambierà il lavoro

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Matteo Moretti, direttore generale di Vistosi

Che misure avete adottato, per superare l'emergenza sanitaria Covid-19? 

Nel momento in cui ci siamo trovati a fronteggiare l'emergenza sanitaria, siamo intervenuti su diversi aspetti. Innanzitutto, abbiamo organizzato in smart working tutte le funzioni che si possono eseguire a distanza. In questo modo, il commerciale, il marketing, e anche l'ufficio tecnico, possono continuare a lavorare. La vetreria e l'officina, invece, le aree solamente produttive, sono chiuse per decreto dal 25 marzo. Nel frattempo, però, abbiamo eseguito una sanificazione degli ambienti con trattamenti speciali, e abbiamo cercato di adottare diverse misure per avere tutte le aree sempre più pulite possibile. Le scrivanie sono sempre sgombre, e ospitano solamente computer, tastiera, mouse e la cartellina con i lavori in corso, e i turni in mensa ruotano per non avere assembramenti. Anche nei reparti produttivi, abbiamo organizzato le postazioni per avere le distanze richieste e, in questo modo, offriamo ai nostri dipendenti la possibilità di lavorare in sicurezza.

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Il nuovo lavoro: il lavoro agile

La nuova modalità di lavoro a cui ci ha costretto questa crisi, si sta comunque rivelando molto interessante. Se fino a poco tempo fa molte funzioni erano basate sull'incontro diretto, oggi riusciamo a svolgere diverse cose a distanza, senza che la qualità ne risenta, nemmeno in minima parte. Le riunioni per lo stato di avanzamento dei progetti, per esempio, in modalità conference call, alla fine risultano molto più produttive. Gli attori coinvolti intervengono solo quando è necessaria la loro presenza, e non devono partecipare a riunioni fiume, di cui comunque solo una parte li riguarda direttamente. E così vale anche per i clienti, che non devono impiegare ore per spostamenti, magari non così necessari.

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Personalmente, quindi, penso che da questa crisi alcune consuetudini usciranno completamente cambiate, in modo irreversibile. E, dal mio punto di vista, penso che sia un bene. Ritengo che sarà vantaggioso per le aziende, in quanto potranno contenere i costi, e positivo per l'ambiente, in quanto si ridurranno gli spostamenti delle persone.

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La crisi sanitaria inciderà anche sull'export made in Italy?

Questa è una domanda a cui nessuno sa ancora rispondere. Io mi chiedo che domanda ci sarà per i beni di lusso, nel breve e medio termine: quando cominceremo a uscire da quest'emergenza, penso che i prodotti Vistosi, come tutti gli altri beni non necessari, saranno in secondo piano, per parecchio tempo. E anche da questo, deriva la nostra riorganizzazione, per contenere i costi. Tuttavia, allo stato attuale, ci sono alcuni Paesi da cui arrivano ordini, un po' meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ma comunque arrivano. Inoltre, abbiamo ordini arrivati negli ultimi mesi del 2019, ancora da evadere, un magazzino ben strutturato. Tutto questo ci fa sperare che, se il fermo produttivo non supera le poche settimane, potremmo riprenderci tutto sommato abbastanza velocemente.

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La comunicazione cambierà, dopo questa crisi? E come?

I cambiamenti in atto nella comunicazione, sono tanti e alcuni durano già da diversi anni. Forse questa situazione di crisi, con l'impossibilità di muoversi, ci condurrà davvero a ripensare a tutto il sistema che ruota attorno alla comunicazione. Il sistema delle fiere, per esempio, forse dovrà rivedere alcune modalità. Non dico che le fiere spariranno, ovviamente, ma forse saranno ridimensionate, forse si organizzeranno più eventi di dimensioni contenute, anziché eventi enormi, in genere anche molto costosi. La comunicazione on line diventerà un complemento sempre più indispensabile, anche nella gestione della quotidianità. E, per compensare il flusso di conversazioni on line, che sicuramente aumenteranno, penso che le riviste cartacee e i bei cataloghi, al contrario, saranno molto apprezzati, come strumenti di approfondimento. Infine, per concludere, penso che se si ridurranno i viaggi di lavoro, si comincerà a viaggiare di più per piacere e vacanza. E questo potrebbe essere positivo.

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#Designgoeson: Filippo Berto e le nuove tecnologie

#Designgoeson: Designdiffusion.com ha parlato con Filippo Berto, amministratore delegato di BertO, di comunicazione on line nel settore dell’arredamento

BertO è un’azienda di Meda, che da qualche anno ha investito molto nella digitalizzazione. Con loro abbiamo cercato di capire quanto le nuove tecnologie possono aiutare a superare un momento difficile come questo.

Mentre continua l’emergenza sanitaria Covid-19, come ci si può organizzare per continuare l’attività? Una buona struttura on line può aiutare?

Filippo Berto: "Noi abbiamo già una certa esperienza di vendita e comunicazione on line, che in questo momento gioca a nostro favore. Già da diversi anni, infatti, ci siamo strutturati per offrire consulenze e servizi di progettazione on line, così oggi siamo pronti per continuare l’attività, almeno nelle funzioni che si possono effettuare in smart working, e in telelavoro.

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Già dal 10 marzo, prima ancora del decreto governativo, avevamo chiuso i nostri sei negozi, sparsi sul territorio italiano; dal 23 marzo, su tutto il territorio italiano, sono ferme anche le aziende che non producono beni primari. Tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, avevamo anche attivato le misure per separare le varie aree della produzione, per mettere in sicurezza i dipendenti, come richiesto dall’emergenza sanitaria. Sappiamo che sarà un periodo molto duro, dal punto di vista economico, ma la salute e la sicurezza dei lavoratori vengono prima di ogni altra considerazione.

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La struttura on line può sostituire, almeno in parte, una presenza fisica?

BertO ha sei negozi in Italia, a gestione diretta, e naturalmente il fatto che siano chiusi rappresenterà una perdita di fatturato, che ovviamente non si può ancora calcolare. Tuttavia, lo sforzo che abbiamo fatto negli ultimi anni, per affiancare digitalmente i clienti, oggi sta dando buoni risultati. In questo periodo, il personale degli show-room sta lavorando da casa, in modalità smart working, e può offrire consulenze e assistenza in tutti i servizi di progettazione, in 7 lingue, compreso il cinese. In questi anni, grazie alle nuove tecnologie, siamo arrivati a lavorare in diversi aree del mondo, tra cui diversi Paesi europei, Stati Uniti e Cina. Anche se noi crediamo molto nell’Italia, tuttavia è necessario ampliare il proprio raggio d’azione.

In un anno senza Salone del Mobile, quanto può essere efficace la comunicazione on line? Può sostituire la comunicazione “fisica”?

La conseguenza più importante dell’emergenza sanitaria è che il Salone del Mobile di Milano è stato definitivamente rimandato al 2021. In mancanza di una vetrina così importante, la comunicazione on line acquisirà molta più importanza, anche se, naturalmente, il Salone del Mobile è insostituibile. Io mi auguro che questo momento così difficile diventi un’occasione per ripensare ad alcuni meccanismi. Penso anche che molte aziende ne approfitteranno per rivedere non solo la comunicazione, ma anche la gestione quotidiana. Questo periodo così complicato, potrebbe davvero diventare un'opportunità per cominciare a ridisegnare un futuro diverso, in cui le nuove tecnologie avranno un nuovo ruolo. 

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#Designgoeson: Giovanni Del Vecchio e Giorgetti, tutelare la filiera

#Designgoeson: Designdiffusion.com ha parlato con Giovanni del Vecchio, Amministratore Delegato di Giorgetti, del valore della filiera del legno-arredo nel made in Italy

L'emergenza sanitaria Covid-19 prosegue, e attualmente abbiamo due certezze: le aziende sono chiuse e il Salone del Mobile non si farà. A questo punto, come si può pensare di proseguire?

Giovanni del Vecchio: "Avere qualche certezza, aiuta a pensare e programmare meglio. Quindi, per quanto dolorosa e difficile, la cancellazione del Salone del Mobile è un punto fermo, da cui si può ripartire. Nelle ultime settimane, nella nostra azienda ci siamo concentrati sulla definizione delle condizioni di sicurezza per tutti i nostri dipendenti. Abbiamo distribuito diversamente carichi e ritmi di lavoro, sanificato gli ambienti con trattamenti speciali, e dotato tutti i dipendenti di dispositivi di protezione individuale, che sappiamo essere ancora molto difficili da trovare. Inoltre, abbiamo attivato il telelavoro, arrivando ad avere il 98% dei dipendenti in modalità "lavoro agile", ancora prima dell’ultimo decreto, quello con cui si sono fermate tutte le attività non essenziali.

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È stato un grosso lavoro, ma era necessario, per poter cominciare a programmare il futuro. Una volta messi in sicurezza azienda e lavoratori, abbiamo cominciato a pensare al nostro sistema produttivo. In questo momento, cerchiamo di conservare un cauto ottimismo, in quanto non conosciamo ancora né la durata né l’intensità di quest'emergenza. Giorgetti, per fortuna, è un'azienda abbastanza solida, e attrezzata per navigare in un mare in “moderata tempesta”. Tuttavia, al di là della nostra azienda, ciò che preoccupa maggiormente è la tenuta dei distretti produttivi. Nel nostro settore, anche la più grande e strutturata azienda si fonda su un sistema di forniture che ruota attorno a moltissime piccole e micro aziende, magari con organizzazioni non molto strutturate, a cui sopperiscono con creatività e volontà. Purtroppo però, ciò che in tempi normali è sufficiente, in tempi straordinari potrebbe non essere abbastanza.

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Il sistema legno-arredo: una filiera da tutelare

Alcune di queste attività operano in ambienti in cui non vi è nemmeno lo spazio sufficiente per distanziare i lavoratori, o magari è impossibile dividere l’attività in compartimenti, e questo potrebbe causarne la chiusura, per periodi più o meno lunghi. Oppure, potrebbero subentrare difficoltà negli approvvigionamenti di materiali. Il sistema del legno-arredo è un domino così perfetto, che una sola pedina che salta rischia di far saltare l’intero castello. Un dettaglio da non trascurare, inoltre, è che alcune di queste piccole imprese traevano gran parte del loro sostentamento dal Salone del Mobile di Milano. La cancellazione del Salone purtroppo, per alcune aziende, potrebbe segnare un punto pericoloso di non ritorno.

È dunque necessario trovare soluzioni condivise per sostenere la filiera, per evitare che le realtà più piccole possano soccombere alla crisi economica che seguirà l'emergenza sanitaria. Noi, e come noi molti colleghi, stiamo facendo tutti gli sforzi possibili, per creare le condizioni affinché queste piccolissime imprese siano in grado di ripartire con noi, appena sarà possibile.

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L'emergenza e il Salone del Mobile che non ci sarà. Quali alternative?

Oltre alla salvaguardia delle filiera, l'assenza del Salone del Mobile.Milano pone un grosso problema di comunicazione, venendo a mancare la vetrina più importante dell'anno. È necessario dunque trovare altri strumenti per mantenere vivo il rapporto con i clienti, e riuscire così a vendere, ad avere ordini, che consentano di andare avanti, appena sarà possibile riprendere l'attività.
Da questo punto di vista, ci sono diversi fattori da considerare. Innanzitutto, il settore dell’arredamento made in Italy ha una quota di export molto importante. Giorgetti, per esempio, realizza l’85% del fatturato totale fuori dai confini italiani, e in generale, in questo settore di mercato, la dipendenza dall’estero varia tra il 70 e il 90%, a seconda delle aziende. La vera, e grande, questione, dunque, è che tutti i Paesi con cui ci sono gli scambi commerciali più frequenti, sono fermi come l’Italia.

Dunque, è davvero molto difficile fare previsioni, se non abbiamo risposte nemmeno alle domande più semplici. Per esempio: quando riapriranno Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti? Quando potremo tornare a viaggiare, per andare a trovare i nostri clienti? Quando potranno tornare loro in Italia? Se in Cina, in realtà, il business non si è fermato mai del tutto, e riscontriamo già qualche segnale positivo, temo invece che nei Paesi occidentali ci sarà bisogno di più tempo, per venirne a capo, perché avremo tempi di uscita molto diversi, e anche diversi da un Paese all'altro. Sotto questo aspetto, quindi, l’onda sarà molto più lunga di quanto potrebbe far pensare una singola onda nazionale.

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Le potenzialità della comunicazione virtuale

In una situazione come questa, dunque, la comunicazione gioca un ruolo importante, anzi diventa uno strumento fondamentale, per raggiungere architetti, interior designer, consumatori. E non escludo che, sul medio e lungo termine, la comunicazione in generale, subisca mutazioni importanti. In questo momento, è necessario immaginare e inventare ogni possibile strumento, che stimoli nei consumatori la voglia di tornare a comprare anche l’arredamento, che al momento certamente passa in secondo piano. Se andiamo oltre, però, dobbiamo sviluppare ulteriori riflessioni. La comunicazione on line potrà essere di molto aiuto nel corso del 2020, e questo è un fatto. Tuttavia, nel futuro, è anche possibile che alcune forme di comunicazione virtuale diventino complementari ad altre, in modo permanente.

Se consideriamo la visibilità che offre il Salone del Mobile, per esempio, è innegabile che sia difficilmente raggiungibile con qualsiasi altra forma di comunicazione. Però, una piattaforma virtuale che riunisca più aziende, consentendo di comunicare nello stesso luogo virtuale, e magari anche nello stesso momento, potrebbe essere uno strumento molto utile, per esempio. Se più aziende riuscissero a comunicare nello stesso momento, o nello stesso luogo virtuale, certamente si avrebbe una maggiore massa critica, quindi una maggiore visibilità. La piattaforma collettiva, dunque, è una delle possibilità su cui si sta ragionando, affiancata a tutti gli altri canali.

Infine, vorrei aggiungere che questa crisi planetaria sta spingendo molte aziende a riflettere su diversi aspetti della gestione quotidiana, ed è bene approfittare della necessità di cambiare, per adottare nuove pratiche. Non dimenticando che la necessità primaria è la salvaguardia della nostra filiera, che dev’essere tutelata e protetta, per essere pronta a ripartire appena sarà possibile. [Txt Roberta Mutti]


#Designgoeson: Alberto Lualdi e la comunicazione on line

#Designgoeson: Designdiffusion.com ha parlato con Alberto Lualdi, Amministratore Delegato di Lualdi Porte, di come andare oltre l'emergenza, grazie alle nuove tecnologie

Come avete organizzato la produzione e l'attività degli uffici, per superare l’emergenza sanitaria Covid-19?

Già una settimana prima che arrivasse il decreto governativo che ha disposto la chiusura delle attività non essenziali, avevamo deciso di chiudere il reparto produttivo, per salvaguardare la salute dei nostri dipendenti.  Anche se avevamo già adottato tutte le misure di sicurezza, con il distanziamento, le mascherine, il controllo della febbre all’ingresso, lo scaglionamento all’entrata per evitare assembramenti, ci siamo sentiti più tranquilli con la sospensione dell’attività produttiva. Poi il decreto l’ha stabilito, e non abbiamo fatto altro che prolungare la chiusura. Nel frattempo, abbiamo eseguito anche la sanificazione degli ambienti, soprattutto delle aree in cui c’erano più contatti tra le persone, come l'area caffè, mensa, spogliatoi.

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Alberto Lualdi, foto Giulia Virgara

Inoltre, abbiamo organizzato gli uffici per poter lavorare a distanza, affinché amministrazione, commerciale e marketing potessero continuare a funzionare regolarmente. Grazie agli strumenti tecnologici, riusciamo ad essere costantemente in contatto con la forza vendita, che dev’essere aggiornata in tempo reale sullo stato delle cose. In momenti come questi, è importante tenere vivo il rapporto con i collaboratori, che non devono sentirsi abbandonati, e devono sapere cosa sta facendo l’azienda per cui lavorano.

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Porta Compass 55, sistema Rasomuro di Lualdi

In tutto questo, stiamo anche scoprendo che le nuove tecnologie consentono davvero di snellire il lavoro, e di organizzare incontri senza la necessità di muoversi. Infatti, stiamo pensando alla possibilità di integrare nuove modalità di lavoro e forme più tradizionali, anche dopo che l’emergenza sarà finita.

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Appartamento nelle residenze Libeskind, a Milano City Life. Foto Beppe Raso

L'emergenza sanitaria e il Salone del Mobile di Milano

Che misure pensate di adottare, per sostituire il Salone del Mobile di Milano, posticipato al 2021? 

Con la situazione attuale, penso che la cancellazione del Salone del Mobile 2020, fosse l’unica scelta possibile. Ora, bisogna andare avanti, e capire come sostituire quest’appuntamento fondamentale, per l’anno in corso. Naturalmente, non è possibile sostituire il Salone del Mobile di Milano, non tanto per la fiera in sé, quanto per l’indotto che genera. Tuttavia, la comunicazione virtuale, in qualche modo ci potrà aiutare. Noi, come Lualdi, stiamo studiando diverse possibilità, per rimanere in contatto con clienti e pubblico, usando al meglio le nuove tecnologie. Si tratterà anche di inventare nuove forme di comunicazione, non solo per rimanere in contatto, ma anche per presentare i prodotti.

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Sistema di porte e pareti L7 PLus, di Lualdi

Sulla vendita on line di un prodotto come il nostro, invece, ho qualche perplessità ulteriore. So che diversi settori merceologici, come l’abbigliamento, gli accessori, i gioielli, ormai fanno fatturati importanti, vendendo on line, ma non so se è così immediatamente trasferibile ai prodotti di architettura o arredamento. Sarà sicuramente un supporto per la comunicazione, di questo sono convinto. Ma la valenza del Salone del Mobile di Milano, e la relazione fisica, non li vedo sostituibili così facilmente. Tuttavia, vorrei concludere con una nota di ottimismo: io penso che dopo questa sosta forzata sapremo ripartire con il piede giusto, e che ci verrà in aiuto la creatività italiana, la nostra vera marcia in più.

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Dettaglio di una parete nella Qatar National LIbrary, realizzata da Lualdi

 


#Designgoeson: il Salone del Mobile.Milano rinviato dal 13 al 18 aprile 2021

#Designgoeson: il Salone del Mobile di Milano rinviato definitivamente, si terrà dal 13 al 18 aprile 2021 . Ecco perché il Salone del Mobile non si può sostituire, ed ecco perché, in realtà, alcune cose stanno già cambiando

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Mostra Living Nature, Salone del Mobile 2018

Il peggioramento dell’emergenza sanitaria Covid-19, che sta interessando quasi tutti i Paesi del mondo, ha condotto alla scelta di rimandare il Salone del Mobile al 2021. I vertici del Salone del Mobile hanno cercato di mantenere le date di giugno, fissate nel mese di febbraio, ma le condizioni decisamente peggiorate non hanno lasciato altra scelta che il rinvio.

Il prossimo Salone del Mobile si terrà dal 13 al 18 aprile 2021. Il Salone del Mobile del 60esimo anniversario, ospiterà, oltre al Salone Internazionale del Mobile, il Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, Workplace3.0, S.Project e il SaloneSatellite. Nel 2021 saranno inoltre presenti tutte le biennali. Oltre a Euroluce, già prevista nel 2021, saranno presenti, dunque, EuroCucina, con il suo evento collaterale FTK – Technology for the Kitchen e il Salone Internazionale del Bagno.

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Festa di chiusura del Salone del Mobile 2019

Salone del Mobile di Milano: una storia che dura da 60 anni

Non è mai facile definire cosa sia il Salone del Mobile di Milano. Nato nel 1961 come fiera di arredamento, per promuovere anche l’export, il Salone del Mobile ha puntato fin dall’inizio sugli aspetti culturali dell’esposizione. Già nel 1965, un ampio spazio espositivo era dedicato a mostre senza fine commerciale, per far conoscere il valore del design. E fin dagli anni Settanta, le aziende hanno investito molto negli allestimenti, creando così una cultura del progetto di allestimento, come architettura temporanea.

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Stand Boffi De Padova a S.Project, Salone del Mobile.Milano 2019

Milano Design Week e il Fuorisalone

Nel corso degli anni, il Salone del Mobile è cresciuto fino a diventare il principale evento al mondo di lifestyle, grazie anche al Fuorisalone, l’insieme di eventi collaterali che si svolgono a Milano durante il Salone. È nata così la Milano Design Week, un evento che ogni anno attira a Milano oltre 400 mila persone. 400 mila persone che dormono, mangiano, si muovono, e complessivamente coinvolgono oltre 23 mila imprese locali nelle loro attività quotidiane. Salone, Fuorisalone, Milano Design Week sono dunque diventati complementari alla città di Milano, parte dell’offerta culturale e turistica annuale della città. I padiglioni di Rho Fieramilano, inoltre, sono ben collegati non solo con il centro di Milano, ma anche con Torino e Bologna, grazie ai treni ad alta velocità.

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Festa di chiusura del Salone del Mobile 2019

Si può sostituire il Salone del Mobile? No, ecco perché

Nonostante da più voci si stia sollecitando la costruzione di una piattaforma digitale, che in qualche modo sostituisca il Salone del Mobile, appare chiaro che difficilmente qualsiasi tipo di comunicazione virtuale potrà sostituire il Salone del Mobile.Milano. Sia per il suo grande legame con la città di Milano, che ogni anno ospita circa 400 mila persone, sia per la “fisicità” che caratterizza il prodotto di arredamento, soprattutto un prodotto di qualità come l’arredamento italiano.

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Festa di chiusura del Salone del Mobile 2019

Gli imprenditori intervistati da Designiffusion.com nella rubrica #Designgoeson, sono in generale concordi su alcuni punti fermi. Tra questi, un caposaldo è che l’unica cosa che può sostituire il Salone del Mobile di Milano 2020 è il Salone del Mobile di Milano 2021. Un altro punto di fondamentale importanza, è che sarà necessario investire molto in comunicazione, nel futuro prossimo, approfittando di tutti gli strumenti messi a disposizione delle nuove tecnologie.

Leggi le interviste di #Designgoeson

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SaloneSatellite 2019

Gli scenari che si configurano, dunque, sembrano condurre a un futuro leggermente diverso. Se ancora per diverso tempo sarà difficile pensare di sostituire completamente le fiere, è altrettanto vero che l’esperienza dell’isolamento ha costretto tutti a fare i conti con il lavoro a distanza. Scoprendo che diverse funzioni di tipo commerciale, amministrativo, di comunicazione, si possono svolgere tranquillamente dalla propria casa. E questo probabilmente porterà a molti cambiamenti, che non saranno certo percepibili subito, ma che alla lunga influiranno anche sul modo di comunicare.

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La cucina Shape, di Poliform, a Eurocucina 2018

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#Designgoeson: Daniele Mazzon e Cristina Rubinetterie

#Designgoeson: Designdiffusion.com ha parlato con Daniele Mazzon, Direttore generale di Cristina Rubinetterie, dell’importanza della comunicazione per superare l’emergenza

Come vi siete organizzati, per superare l’emergenza sanitaria Covid-19?

Ancora prima che uscisse il decreto della Presidenza del Consiglio, in azienda noi ci eravamo già preparati per chiudere. Quindi, abbiamo messo a punto le ultime spedizioni, e dal 24 marzo abbiamo sospeso la produzione. Gli uffici che possono farlo, però, continuano a lavorare in smart working. Abbiamo fornito ai nostri dipendenti che svolgono attività necessarie, un pc portatile e uno smartphone, e così alcune attività, tra cui marketing e comunicazione, che sono essenziali, possono operare da remoto. L’ufficio commerciale, invece, lavora a distanza già da tempo, quindi ha semplicemente continuato a lavorare come lavorava prima. La parte commerciale, sostanzialmente, non potrà mai fermarsi, in quanto il fermo da Covid-19 sta procedendo a macchia di leopardo, e ci sono Paesi, come la Cina, la Corea, l’Estrema Oriente in generale, dove si sta già lavorando regolarmente, dopo la sosta forzata.

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Quali conseguenze avrà, questo stop imprevisto, sul made in Italy dell’arredamento e sul settore in generale?

Non è facile prevedere quale impatto avrà questo fermo mondiale. Innanzitutto, dipenderà dalla durata: due mesi avranno un effetto, mentre se durasse per quattro mesi, l’effetto sarebbe molto diverso. Certamente, anche solo due mesi potrebbero avere un impatto disastroso, sulla nostra industria. Per questo, io confido in una forte risposta governativa, che metta in campo provvedimenti per aiutare le piccole e medie imprese. Le imprese più piccole avranno un grande bisogno di aiuto, e sarà necessario sostenerle con misure energiche, affinché non soccombano alla crisi economica che seguirà l’emergenza sanitaria.

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L'emergenza sanitaria e la comunicazione

Quali sono gli strumenti più adeguati per colmare quest’assenza temporanea di mezzi di comunicazione fisica (fiere, presentazioni, meeting)?

Nel 2020, si presenteranno due ordini di problemi. Il primo è che non ci sarà il Salone del Mobile di Milano. L’altro, e comunque collegato, è che per qualche mese saranno fortemente limitati gli spostamenti, sia domestici sia internazionali. Dal punto di vista strettamente commerciale, la mancanza del Salone del Mobile e del Salone del Bagno potrebbe non essere così grave, dipende da quanto saremo capaci di essere vicini ai clienti, questo vale per sia per Cristina Rubinetterie, sia per tutte le altre aziende.

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Dal punto di vista della comunicazione, sarà invece necessario adottare strategie diverse, e magari inventarsi qualcosa di nuovo. I social media e le nuove tecnologie sicuramente aiuteranno a mantenere i rapporti con i clienti. Per quanto riguarda le presentazioni delle novità di prodotto, o del nuovo catalogo, i mezzi di comunicazione contemporanei rappresentano un grosso aiuto.

La comunicazione:il ruolo delle fiere

Non sono invece così convinto che si possa fare a meno delle fiere, perlomeno per la funzione di incontro con clienti e potenziali clienti. La fiera è il luogo ideale per parlare con le persone, per scambiare opinioni con gli agenti, e anche per vederli tutti insieme, contemporaneamente. Inoltre, anche se è sicuramente possibile presentare un prodotto a distanza, a un certo punto diventa necessario toccarlo con mano, e il luogo ideale è la fiera.

Se il Salone del Mobile, quindi il Salone del Bagno, non ci saranno, ci auguriamo comunque che si tenga Cersaie. Il pubblico della rassegna di Bologna è molto diverso da quello di Milano, ed è una fiera importante, a cui noi partecipiamo da anni. In ogni caso, facciamo di necessità virtù, e cercheremo di impiegare al meglio anche le opportunità che offrono le nuove tecnologie.

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#Designgoeson: Maurizio Riva, di Riva 1920 e l’importanza del know-how italiano

#Designgoeson: Designdiffusion.com ha parlato con Maurizio Riva, fondatore di Riva1920, dei possibili scenari futuri e del valore del Made in Italy

Che misure ha adottato, Riva1920, per affrontare l’emergenza sanitaria Covid-19?

Noi abbiamo avviato una riflessione già nei primi giorni dello sviluppo dell’emergenza. Quindi, insieme ai miei fratelli, Davide e Anna, abbiamo deciso di sospendere l'attività produttiva, e abbiamo chiuso stabilimenti, uffici e showroom aziendale dal 12 marzo. Sarebbe stato piuttosto complicato evitare scambi e osservare distanze di sicurezza tra i dipendenti, in quanto le nostre lavorazioni artigianali hanno anche un alto contenuto di manualità. Abbiamo quindi ritenuto opportuno sospendere da subito ogni attività all’interno dell’azienda, per garantire la tutela della salute dei nostri dipendenti. L'ufficio commerciale, l’ufficio tecnico e l’ufficio marketing, e tutte le funzioni a distanza, lavorano in smart working dalla propria abitazione.

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Riva1920 ha scelto di sospendere  ogni attività in azienda, principalmente  per tutelare la salute dei nostri collaboratori. In questo momento, il resto passa in secondo piano, in quanto vi è un'emergenza sanitaria in corso.

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Il futuro, dopo l'emergenza. Quali scenari? 

Non è facile prevedere il futuro, si può solo fare qualche ipotesi. Quando usciremo da questa emergenza, in un primo momento saremo molto felici di essere riusciti a superarla ma allo stesso tempo molto tristi per tutte le persone che avranno perso la vita a causa di questo nemico invisibile. Da un punto di vista economico invece ci auguriamo che le aziende riprendano man mano il loro passo senza rischiare chiusure. Ogni azienda persa sarebbe non solo indice di perdita di produttività ma anche di know-how. La forza del nostro made in Italy e delle eccellenze italiane ha una forte base frutto del know-how.

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In questo quadro piuttosto delicato e triste da affrontare, Riva1920 ha avuto di recente dimostrazioni di grande solidarietà e vicinanza da parte di alcuni clienti internazionali. Alcuni nostri partner cinesi, ad esempio, ci hanno donato delle mascherine, e un importante numero è stato a nostra volta destinato ad alcune sedi della Croce Rossa Italiana del nostro territorio. Vogliamo essere molto vicini in questo momento, e un nostro pensiero va anche a tutto il personale medico che messo a dura prova da questa emergenza.

L’emergenza sanitaria e il Salone del Mobile

È molto difficile fare previsioni sul Salone del Mobile 2020, bisogna fare anzitutto una considerazione sul rischio sanitario e pensare che l’affluenza del pubblico sarebbe almeno dimezzata rispetto alla precedente edizione. Vi sono molteplici aspetti da valutare, È necessario considerare tutti gli aspetti, in quanto il Salone del Mobile di Milano rappresenta un investimento molto importante, per le aziende partecipanti.

 

Spero, infine, che al termine di quest'emergenza  le aziende riescano a realizzare iniziative e attività per supportare e coinvolgere i giovani, che sono il nostro futuro.

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#Designgoeson: Nicola Coropulis e il Gruppo Poltrona Frau

#Designgoeson: Designdiffusion.com ha parlato con Nicola Coropulis, Amministratore Delegato di Poltrona Frau, di emergenza sanitaria e futuro del design Made in Italy

Aggiornamento del 23 marzo 2020: dal 25 marzo al 3 aprile, tutte le attività industriali non essenziali, sono ferme per decreto governativo

Come sta affrontando, Poltrona Frau, l’emergenza sanitaria da Covid-19? Quali misure sono state messe in atto?

Come Poltrona Frau, unitamente al nostro gruppo Lifestyle Design, ci siamo mossi con anticipo, rispetto al deflagrare della situazione di emergenza. Già il fine settimana del 22 e 23 febbraio, all’interno di un comitato di crisi abbiamo iniziato a predisporre le varie misure. Con gli Amministratori Delegati delle aziende italiane del Gruppo: Poltrona Frau, Cappellini, Cassina, la Regional Manager di Janus et Cie, i responsabili delle risorse umane di tutti i brand e naturalmente l’Amministratore Delegato del Gruppo, abbiamo adottato provvedimenti già in vigore lunedì 24 febbraio.

Nicola Coropulis

Lo smart working per gli uffici

Abbiamo limitato le presenze negli uffici di Milano e Tolentino, attraverso lo smart working, favorito lo smaltimento delle ferie pregresse e agevolato i congedi parentali. Per circoscrivere ulteriormente la circolazione delle persone all’interno dell’azienda, abbiamo inoltre predisposto la segregazione dei reparti produttivi. Sono state circoscritte anche tutte le varie aree all'interno dello stabilimento, con l’obbligo del rispetto delle distanze tra le persone. Prima del decreto dell’8 marzo, eravamo dunque consapevoli e pronti a gestire la fase acuta dell’emergenza. Ad oggi, una buona quota di dipendenti operanti negli uffici lavora in smart working.

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D.R.D.P, divanetto a due posti di Roberto Lazzeroni per Ceccotti Collezioni

Mentre fino al 24 marzo, i reparti produttivi opereranno per chiudere le ultime attività, adottando i dispositivi di protezione, all’interno di spazi sanificati con uno speciale trattamento. Infine, a garanzia di tutti i dipendenti abbiamo predisposto una polizza assicurativa attiva dal 17 marzo e fino al 31 dicembre 2020 che offre garanzie per le gravi conseguenze alla salute che potrebbero derivare dal virus. Ceccotti Collezioni, l’azienda di Cascina che fa parte della galassia Poltrona Frau dal 2018, ha invece disposto la chiusura del proprio stabilimento già dal 16 marzo, garantendo, però la continuità delle spedizioni.

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Sedia Teresa, di Roberto Lazzeroni per Ceccotti Collezioni

Un Gruppo Internazionale come Lifestyle Design, ha potuto armonizzare le chiusure nei vari Paesi?

Le misure sono le stesse in tutti i Paesi, anche se, naturalmente, in ogni territorio ci uniformiamo alle disposizioni dei governi locali. Per quanto riguarda i nostri negozi diretti nel mondo, alla data del 21 marzo, restano operativi solo Mumbai e Shanghai. Tengo a sottolineare come il negozio di Shanghai, chiuso dal 23 gennaio fino al 23 febbraio per disposizione nazionale, sia tornato inizialmente operativo su appuntamento, e oggi è aperto al pubblico. In Italia, invece, i negozi sono chiusi dal 10 marzo. A seguire, poi, abbiamo chiuso progressivamente negli altri Paesi europei. Il 20 marzo si sono fermati i negozi di Londra, New York, Washington, Miami e Los Angeles e il 23 marzo Dubai. L’attività commerciale continua a distanza, con la massima disponibilità e tutti gli strumenti che il digitale ci consente.

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Dettagli di lavorazione Poltrona Frau

L'emergenza sanitaria e il Salone del Mobile di Milano 

Io penso che in questo momento, parlare del Salone del Mobile e di come e quando si terrà non sia una priorità, né per la nostra, né per le altre aziende del settore. Fin dall’inizio dell’emergenza, Poltrona Frau ha espresso dubbi sul tenere il Salone nel 2020, anche per l’immagine stessa dell’evento, che certo non guadagnerebbe da un Salone dimezzato, con poco pubblico. Per questo, noi abbiamo suggerito fin da subito di posticipare il Salone del Mobile al 2021. Anche perché nel 2021 ricorre il sessantesimo anniversario del Salone del Mobile di Milano, una ricorrenza da celebrare in grande stile. Con la situazione attuale, lo vediamo ormai vacillare fortemente, anche perché stanno cominciando a venire meno le condizioni di sicurezza.

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Divano Let it be, di Ludovica e Roberto Palomba per Poltrona Frau

La crisi da Covid-19: un'occasione per ripensare le proprie strategie

Non è facile ipotizzare i danni che questa crisi provocherà all’export italiano, anche perché le ricadute non saranno le stesse per tutti. Le aziende che hanno una presenza capillare all’estero, assorbiranno più facilmente un’eventuale assenza del Salone del Mobile. Per Milano e l’Italia, dal punto di vista dell’indotto, ovviamente sarà un danno grave. Ma per il mercato dell’arredamento in senso stretto, forse è l’occasione di utilizzare il momento di crisi per aprire una riflessione sul modello distributivo e di comunicazione.

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Dettagli di lavorazione Poltrona Frau

È naturale che un prodotto come un divano o un tavolo abbia bisogno di una presenza fisica, la presenza virtuale aiuta, ma non può sostituire il contatto nella realtà. Tuttavia, forse si può cominciare a considerare che, se il pubblico non può venire a visitare la Fiera, ci si può organizzare per portare i prodotti al pubblico nei vari Paesi del mondo. Dunque, potrebbe essere un’occasione per cominciare a strutturare diversamente la propria promozione internazionale.

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Divano Let it be, di Ludovica e Roberto Palomba per Poltrona Frau

Per concludere, la crisi sistemica del 2008 si è trasformata in un veicolo di stimolo al cambiamento di molte dinamiche, industriali e di comunicazione. Anche l’emergenza sanitaria da Covid-19 potrebbe diventare il veicolo di un’altra trasformazione importante, di cui ancora non possiamo definire i contorni ma che dobbiamo mettere in conto. Innanzitutto, consideriamo che la crisi del 2008 si è estesa fino al 2012/2013, e questo ci dà alcune indicazioni temporali. Inoltre, è probabile che questo fermo obbligato induca a un'ulteriore riflessione verso la consapevolezza che le risorse della Terra sono scarse, e dobbiamo imparare a gestirle con responsabilità. Continuiamo dunque a lavorare, con la consapevolezza che ci aspetta un periodo difficile, da cui dovremo trarre positivi aspetti di cambiamento.

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#Designgoeson: così la Cina sta uscendo dal tunnel

#Designgoeson: come si continua, dopo l'emergenza sanitaria Covid-19. Abbiamo parlato con Gabi Peretto, architetto, designer e imprenditore che vive a Guangzhou, in Cina, da diversi anni

A che punto è la situazione a Guangzhou?

Il Guangdong, la provincia di Guangzhou, è stata la seconda regione cinese più colpita dal Covid-19, dopo l’Hubei e Wuhan. Mentre a Wuhan hanno bloccato davvero qualsiasi attività per oltre due mesi, qui nel Guangdong la chiusura totale è durata poco meno di un mese, di cui due erano le settimane di vacanza per il Capodanno cinese. In quel mese, erano chiuse scuole, università, uffici e fabbriche, e tutte le attività commerciali, tranne gli alimentari e i beni i prima necessità; i mezzi pubblici invece non si sono mai fermati completamente, avevano un orario ridotto ma funzionavano. Dall’inizio di marzo, a Guangzhou i contagi sono sempre più rari, e le attività stanno ripartendo.

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Gabi Peretto con due collaboratori

Le aziende hanno riaperto, la settimana scorsa (la settimana prima del 18 marzo, ndr), hanno richiamato i lavoratori fuori sede, e, pur tra molte difficoltà, si sta ricominciando. Le misure di sicurezza obbligatorie, però, sono ancora imponenti. Ogni condominio, e ogni attività produttiva, deve nominare un responsabile della sicurezza, che misura la temperatura a tutti, quando entrano e quando escono. Se si scopre che hai la febbre, non puoi entrare in casa, e arrivano subito gli ausiliari della Sanità, che ti portano in quarantena in isolamento. Bar e ristoranti sono aperti, ma bisogna rispettare le distanze di sicurezza obbligatorie, anche molti negozi e attività come i parrucchieri hanno riaperto, ma lavorano poco, perché la gente ha ancora paura. Sostanzialmente, oltre il 60% delle attività è aperto, i cantieri sono tutti aperti, ma ci vorrà un po’ di tempo per tornare a una vita normale. Non così tanto, comunque. Personalmente, penso che, appena sarà possibile, la Cina spingerà molto affinché si riprendano i consumi al più presto.

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Lampade della collezione Gabi Peretto Milano

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La Cina, il Guangdong e l'arredamento: qual è la situazione attuale?

Ci sono differenze anche importanti, tra aziende e aziende, dipende dal tipo di produzione e dal tipo di filiera e di distribuzione. Io mi occupo di due aziende, una con una mia produzione, la collezione Gabi Peretto Milano,  e una con una produzione per conto terzi, per la grande distribuzione. Tra i nostri clienti della grande distribuzione ci sono catene di negozi come Maison du Monde, Coin Casa. Bisogna considerare che per colossi come Maison du Monde, noi stiamo già lavorando alle collezioni per il 2022, quindi non abbiamo registrato grossi fermi produttivi. Abbiamo avuto qualche ordine annullato, ma in linea di massima noi continuiamo a lavorare. Alcuni colleghi, che prima lavoravano solo con i mercati internazionali, come noi, adesso stanno valutando di concentrarsi di più sul mercato cinese, che significa lavorare più con negozi, quindi con quantitativi di prodotti minori, e un altro modello distributivo. Questo significa anche investire molto di più sui negozi on line, e rimodulare la logistica. Chi soffre di più, in questo momento, sono i designer freelance, e gli studi di design indipendenti, non legati a nessuna azienda, cinese o italiana.

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Dunque vedete una ripresa, in Cina? E con quali tempi?

Qui in Cina, vediamo che sta ripartendo tutto, anche se per il momento al rallentatore. Ma l’impressione è che partirà un’accelerata veloce in pochissimo tempo, nel giro di un mese o due. In Europa, è davvero difficile prevedere cosa succederà. È possibile che la Cina, e l’Asia, in generale, si avvieranno verso un nuovo grosso boom, che segnerà un grosso avvicinamento tra le economie asiatica e occidentale (se non il sorpasso definitivo dell'Oriente sull'Occidente). Ma bisogna aspettare, e vedere cosa succederà davvero. Tutto sommato non è detto che il boom dell'Asia sul lungo termine non sarà positivo, e che magari rappresenterà uno sbocco fortunato per il made in Italy. Lo vedremo tra qualche mese, per il momento l’Europa ha problemi più impellenti, da risolvere.

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#Designgoeson: Filippo Santambrogio, Viva Porte e la Cina

#Designgoeson: Designdiffusion.com ha parlato con Filippo Santambrogio, amministratore delegato di Viva, di emergenza sanitaria, comunicazione on line e Cina

Una storia che apre prospettive diverse per il futuro, in relazione all’attuale crisi mondiale. Viva, azienda con sede in Brianza, ha concluso un accordo di distribuzione con Casa Jolie in Cina il 10 marzo, in piena emergenza sanitaria da Covid-19. Abbiamo parlato con Filippo Santambrogio di questo accordo e del futuro oltre la crisi.

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Come siete riusciti a siglare un accordo così positivo in piena emergenza sanitaria da Covid-19?

L’accordo con Casa Jolie è la conclusione di un percorso già cominciato da tempo. Certo, le nuove tecnologie oggi aiutano molto. Grazie alle  piattaforme tecnologiche, che abbiamo implementato da diversi anni, possiamo comunicare continuamente con il mondo, e abbiamo potuto continuare a lavorare in telelavoro, da casa, senza subire interruzioni. La struttura commerciale è già strutturata per offrire consulenza e lavorare a distanza, e in questa situazione abbiamo semplicemente potenziato la piattaforma.

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Viva ha una forte vocazione internazionale. Come pensa che possa influire l’emergenza sanitaria, sul vostro export?

Noi stiamo attivando tutte le forme di comunicazione che le nuove tecnologie offrono, per mantenere vivi contatti e assistenza. Grazie allo smart working e all’organizzazione del lavoro, che ci consente di rispettare le norme sanitarie con facilità, stiamo continuando a lavorare. Anche perché non sono chiusi proprio tutti i Paesi, quindi ci sono alcune aree in cui è ancora tutto in funzione, e clienti che aspettano prodotti. Dopotutto, noi esportiamo il 70% del nostro fatturato.

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Viva Porte, i viaggi e le fiere: quale futuro?

Il blocco dei viaggi, comunque, non vi ha impedito di siglare un accordo di distribuzione in Cina. Pensate che il mercato cinese ripartirà in fretta?

La Cina sta ripartendo, già da un paio di settimane. Con molta lentezza e circospezione, certo, ma i negozi hanno riaperto quasi tutti, bar e ristoranti possono aprire rispettando le regole, e così via. La Cina è un Paese di grandi dimensioni con un mercato potenziale molto interessante, sul lungo termine si rivelerà un ottimo investimento, e una ottimo mercato per il made in Italy.

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Non pensa che le limitazioni a viaggi e spostamenti incideranno sullo sviluppo?

Sicuramente ci sono molte cose che andranno ripensate. La comunicazione on line, a distanza, potrà essere di molto aiuto. Senza comunicazione a distanza, non avremmo siglato la distribuzione con Casa Jolie. Inoltre, abbiamo allo studio altre, diverse, attività per comunicare, su cui stiamo riflettendo e lavorando. Per quest’anno, quasi tutte le fiere importanti sono ormai posticipate, e molte sono già saltate all’anno prossimo, per cui è necessario inventarsi qualcosa di nuovo.

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Tuttavia, un grosso interrogativo è cosa succederà alle fiere, sul medio-lungo termine. Potremo davvero farne a meno? Io non ne sono così convinto. Se è vero che molte pratiche possono essere snellite e spesso non hanno bisogno di contatto fisico, la fiera, il poter toccare e vedere un prodotto, secondo me non sono ancora sostituibili. E anche il contatto umano, sarà necessario, è difficile pensare di poterne fare a meno."