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Milano Design Week

Il design si propone come linguaggio polivalente, multietnico, metamorfico che mette in comunicazione culture e modi di pensare differenti. Design quindi come specchio della società contemporanea, che declina a proprio uso e piacere segni e significati di una parola che continua a fare parlare di sé. Partiamo dalla storia: emergono modelli rimasti nei cassetti, rieditati oggi come riscoperte incontaminate, molte le riedizioni in questo Salone. Passiamo al Museo del design: oggetti e arredi messi a nudo nella propria essenza, privati da qualsiasi elemento di congiunzione con la contemporaneità. Andiamo all’opposizione: i capannoni Ventura Centrale ospitano vere opere di scenografia, in cui l’oggetto comunica a 360° – parla, suona, tocca, abbraccia, si muove, interagisce, in modo tutt’altro che banale – con il visitatore. La tecnologia, prevalentemente giapponese, permette di trasformare un gesto in suono, un materiale in un altro, la spettacolarità in un insegnamento di possibili mutamenti d’uso e funzione. Le ‘code’ dei visitatori parlano chiaro: le preferenze sono un prodotto dell’empatia. Un passo indietro: molti gli appartamenti/installazioni dove il tema della casa lascia la parola alla figura dell’arredatrice/interior decorator, che spalanca le porte di casa (propria o location temporanea) e invita l’ospite tra moquettes rivisitate, poltrone vintage, tendaggi che pensavamo scomparsi, suppellettili e drappi, in un’atmosfera che rievoca anni ’50 e ’60, attualizzati dall’accostamento spregiudicato di materiali e colori. In fiera: qui giustamente si fanno gli affari, e quest’anno il successo è confermato. Spazi moltiplicati e unioni di imprese possono essere una delle chiavi di lettura per analizzare i movimentati andamenti delle aziende di settore, sempre più determinate ad affermarsi internazionalmente. I prodotti: infiniti, di qualità, allineati nei confronti di un mercato sempre più omologato. Di tutto questo e di altro vi parliamo nel nostro numero abitualmente dedicato al Salone del Mobile.
Buona lettura
Rosa Maria Rinaldi