DDN 271

Si pronuncia la parola design e si pensa immediatamente a un oggetto. Per eccellenza il design è quello di una poltrona o di un’auto. Dobbiamo ammettere, però, che negli ultimi decenni questo termine ha toccato in maniera profonda anche altri settori, quali il food, insolito fino a qualche tempo fa e ora sulla bocca dei più. Di uso comune oggi è sicuramente il termine ‘web design’. Raramente si menziona, purtroppo, il graphic design. Troverete su questo numero di DDN un approfondimento sui Paesi dell’Europa continentale e a colui che proprio dall’Olanda ha portato per primo in Italia un modello per la progettazione grafica, Bob Noorda, abbiamo scelto di dedicare la nostra rubrica Design Stories. La sua profonda conoscenza di forme e colori e la sua capacità unica di elaborazione ha permesso la creazione di sistemi espressivi che sono diventati un linguaggio chiaro e universale. Si pensi alla segnaletica progettata per la Metropolitana di Milano o quella, ideata insieme a Massimo Vignelli, per la Metropolitana di NYC: un insieme di elementi distintivi rapidamente decifrabili, non solo agli abitanti delle metropoli ma anche ai visitatori dello stesso Paese o addirittura stranieri. Siamo circondati da loghi che leggiamo ovunque, da siti web che visitiamo, da brochure che ci capitano sotto mano… e succede a tutti di non riuscire a leggere un logo o non comprendere come navigare in un sito trovando difficoltà a reperire informazioni. Sono azioni che capita di fare anche decine di volte nello stesso giorno, si pensi anche solo a una passeggiata in una via commerciale. È auspicabile che un graphic designer sappia che l’essere umano impiega un decimo di secondo per elaborare un’immagine e che le sue scelte devono essere in grado di catturare l’attenzione del fruitore comunicando sì un’informazione in brevissimo tempo, ma anche, perché no, un’emozione.