DDN 277

L’era delle fiere come erano un tempo è finita? I visitatori alle manifestazioni preferiranno connettersi digitalmente invece che viaggiare? I numeri saranno diversi? Il business si farà in altro modo? I prodotti si presenteranno diversamente? Tutte domande che in questi ultimi due anni sono state poste a causa della pandemia e alle quali non era possibile rispondere fino alla tanto attesa edizione post Covid della fiera di riferimento del settore: il Salone del Mobile. Milano. Finalmente possiamo constatare, invece di presupporre, che tutto è tornato (più o meno) come prima. Vero che le tecnologie hanno arricchito spesso presentazioni e eventi, ma quello che si è cercato, e si è trovato, è stato il ‘solito e vecchio’ modo di fare: esporre un prodotto, raccontarlo a un microfono e farlo toccare con mano agli stakeholder del settore in fiera, e anche ai curiosi durante i fuorisalone. Lo spirito della Milano Design Week è tornato, ancora più entusiasta, ancora più interessato, ancora più attivo. Le novità sono state numerose, così come i contenuti presenti nei corridoi e nelle vie, sempre più ricchi. La quantità dei partecipanti ha superato le aspettative di tutti, nonostante i molti Paesi purtroppo chiusi alla possibilità di viaggiare agilmente. In generale un successo, insomma! DDN HUB, con le sue 210.000 presenze fisiche ha presentato al Parco Sempione, nella cornice tra il Castello Sforzesco e l’Arco della Pace, la sua sesta edizione. Oltre 50.000 persone hanno potuto seguire l’evento anche online, tramite il sito designdiffusion.com e il metaverso The Nemesis, all’interno del quale è stato ricostruito digitalmente tutto l’allestimento, con la possibilità di interagire e approfondire i vari argomenti trattati sia tramite le installazione che i talk sugli argomenti più attuali nel settore design e architettura. Una sperimentazione dall’esito molto favorevole che non sostituisce il fuorisalone fisico e non lo farà ancora per molto tempo, ma che ha permesso di aprire nuove frontiere alle opportunità del gruppo editoriale, che guarda così al futuro.