OFARCH 157

Cultura, Innovazione, Turismo

Il direttore di questo nuovo numero di ofArch è Teresa Sapey, che ci racconta: “Marzia era la cugina di mia mamma, era una donna bellissima. Aveva gli occhi viola, quasi ametista, ed è stata incredibilmente bella per tutta la sua vita, anche quando aveva novant’anni. Era molto snob, sdegnava i bambini, e dunque noi, da piccoli non ci sentivamo mai a nostro agio con lei. Ma Marzia, oltre ad essere bella, mi affascinava perché era sempre la più elegante. Si vestiva Ken Scott. Fosse estate o inverno, primavera o autunno, lei era sempre solo vestita Ken Scott. I miei occhi scrutavano quelle fantasie policrome e quei fiori che invadevano lo spazio al di lá del suo corpo. Ken Scott mi ha influenzato moltissimo: le sue stampe, i suoi colori, i suoi tagli, fanno parte della mia memoria storica. Considero il suo lavoro come arte. Possiamo definirlo cultura, moda, oppure design, ma il desiderio di accostare colori e forme tra loro, di mischiarli e di possederli, fanno parte della mia maniera di pensare, di progettare, di disfare e di rimontare le cose. Abbiamo creato questo numero mescolando il tema scelto ‘Cultura, Innovazione, Turismo’ con il colore nell’architettura. Se mi chiedete di che colore è l’architettura, vi direi bianca. Ma attenzione il bianco è proprio la sintesi di tutti colori. Come infatti già sapeva Andy Warhol che per l’appunto aveva usato sette toni di bianco diversi per pitturare l’ingresso di casa sua a New York. Queste sette tonalità erano quasi impercettibili all’occhio umano, ma racchiudevano la storia della sensibilità visiva e spaziale dell’artista. Se mi chiedete di che colore sia la cultura oggi, vi continuerei a dire che è composta da mille sfumature di bianchi, intesi come la sintesi di tutti i colori. Oggi più che mai la cultura è aperta, trasversale e integrata. Se mi chiedete infine di che colore sia per me l’arte, vi direi che anch’essa è bianca: di nuovo intendendo per bianco la varietà più assoluta. Oggi più che mai l’arte parla a tutti di tutto e con tutto. Come la cultura e l’arte continuano a evolvere, progrediamo anche noi nella nostra professione sempre più polivalente e cambiante: camaleontica. Infine, vorrei sottolineare che per me, e spero anche per voi, l’architettura ha la responsabilità di progettare inglobando cultura e colore. Come diceva il grande Richard Rogers, che ci ha lasciato da poco, “la mia passione e il mio grande piacere per l’architettura, e il motivo per cui più invecchio più mi godo questa professione, è perché credo che noi architetti possiamo influenzare la qualità della vita delle persone”.